Scienza e tecnologia

Apple da record nel 2025: un iPhone ogni quattro smartphone nel mondo

Nel 2025 il parco globale di smartphone attivi continua a crescere, anche se non a ritmi vertiginosi, e ridisegna gli equilibri tra i grandi produttori. A fare davvero la differenza non è più solo quante unità si spediscono ogni anno, ma quanti dispositivi restano accesi, aggiornati e usati ogni giorno.

Dentro questa fotografia spiccano alcuni numeri che pesano: otto marchi superano i 200 milioni di smartphone attivi, quasi uno su quattro è un iPhone e solo due aziende, Apple e Samsung, riescono a oltrepassare la soglia del miliardo di dispositivi in uso.

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La base installata cresce (poco), ma conta sempre di più

Secondo i dati di Counterpoint Research, nel 2025 la base installata globale di smartphone attivi cresce di circa 2%. Un aumento contenuto, legato a due fattori chiave: i cicli di sostituzione che si allungano fino a sfiorare i quattro anni e la quota crescente di dispositivi alla loro seconda vita, quindi rivenduti o passati di mano.

La base installata di smartphone attivi rappresenta un indicatore della forza competitiva nel lungo periodo, soprattutto nei mercati più maturi.

A differenza delle semplici spedizioni annuali, questo dato tiene conto della longevità dei dispositivi, della fedeltà degli utenti e del legame con l’ecosistema software e servizi.

Counterpoint sottolinea che la base installata riflette l’effetto cumulato di anni di vendite sommate a cicli di sostituzione sempre più lunghi. In pratica, più un marchio riesce a mantenere gli smartphone in funzione e aggiornati, più consolida la propria posizione sul mercato.

Il club dei 200 milioni: chi comanda davvero

Nel 2025 tutti e otto i principali produttori di smartphone superano i 200 milioni di dispositivi attivi, arrivando insieme a coprire oltre l’80% della base installata globale. È un gruppo ristretto che si gioca la partita su scala mondiale.

All’interno di questo club Counterpoint individua tre segmenti distinti. Nel primo troviamo il gruppo oltre il miliardo di dispositivi: Apple e Samsung. Nel secondo segmento si collocano Xiaomi, OPPO (insieme a OnePlus) e vivo, con una presenza forte nelle fasce media e medio-alta. Nel terzo blocco c’è il gruppo Transsion (con i marchi TECNO, itel e Infinix), molto radicato nei mercati più sensibili al prezzo.

Nel 2025 HONOR entra per la prima volta nel club dei 200 milioni+ di dispositivi attivi. Subito dietro, Motorola e realme si avvicinano alla stessa soglia, segno che la base installata non è più un terreno riservato solo ai marchi storici.

Apple e Samsung: il miliardo non è per tutti

Solo Apple e Samsung superano il traguardo del miliardo di smartphone attivi, un livello che evidenzia la capacità di mantenere gli utenti coinvolti nel tempo. Counterpoint attribuisce questo risultato a un posizionamento più premium e a ecosistemi di servizi che favoriscono la fedeltà nel lungo periodo.

Apple guida la classifica globale della base installata: circa uno smartphone su quattro attivo nel mondo è un iPhone. Secondo l’analisi, il merito va a una forte lealtà degli utenti, alla profondità dell’ecosistema iOS e all’integrazione stretta tra hardware, software e servizi.

Nel 2025 Apple aggiunge più nuovi dispositivi netti alla propria base installata rispetto agli altri sette principali produttori messi insieme. È un dato che mette in luce la capacità dell’azienda di attrarre e trattenere utenti anche in un mercato ormai maturo.

Samsung si colloca al secondo posto per base installata, con circa un quinto degli smartphone attivi a livello globale. Il suo vantaggio arriva da una presenza storica sul mercato, da un catalogo che copre dall’entry level al segmento premium e da un raggio d’azione geografico molto ampio, che include tutte le regioni chiave.

Insieme, Apple e Samsung controllano il 44% della base installata globale nel 2025. A sostenerle ci sono cicli di sostituzione più lunghi, dispositivi con costruzione più robusta, supporto software esteso, valori di rivendita elevati e un forte legame con i rispettivi ecosistemi.

Gli altri grandi: medio gamma, mercati emergenti e nuove soglie

Il secondo blocco di marchi, composto da Xiaomi, OPPO e vivo, costruisce la propria base installata puntando soprattutto sulle fasce media e medio-alta. Questi brand hanno ampliato la presenza con portafogli competitivi in termini di specifiche e prezzo, e stanno rafforzando progressivamente i propri ecosistemi di servizi e dispositivi collegati.

Il gruppo Transsion, che include TECNO, itel e Infinix, cresce soprattutto tramite smartphone più accessibili, pensati per mercati molto attenti al prezzo come Medio Oriente e Africa (MEA) e Sud-est asiatico.

Qui la base installata si allarga grazie a un mix di costi contenuti e copertura capillare dei canali di vendita.

La crescita di HONOR, che raggiunge la soglia dei 200 milioni di dispositivi attivi, segnala come la base installata premi le strategie di medio periodo più che i singoli picchi di spedizioni annuali. Allo stesso modo, il fatto che Motorola e realme siano vicine a entrare nello stesso club mostra quanto la competizione si stia spostando dalla sola quantità venduta alla capacità di mantenere i dispositivi in uso.

Perché il premium è importante (ma resta un campo minato)

Counterpoint indica che i produttori devono concentrarsi sulla fedeltà nel lungo periodo più che sui volumi di spedizione se vogliono far crescere la base installata. In questo quadro, gli smartphone premium diventano centrali perché gli utenti li tengono in tasca più a lungo.

Per ampliare la propria presenza, i marchi devono proporre dispositivi resistenti e ricchi di funzioni, con schermi di qualità, batterie più capienti e fotocamere ad alta risoluzione in megapixel.

Tutti elementi che spingono a mantenere lo stesso smartphone per più anni e, in prospettiva, a restare fedeli allo stesso brand.

Il segmento premium, però, resta un terreno complicato. Nel 2025 ben sei produttori, esclusi Apple e Samsung, raggiungono solo una quota a singola cifra nelle vendite di smartphone con prezzo all’ingrosso superiore a 600 dollari (circa 560 euro). È un segnale chiaro di quanto sia difficile competere in quella fascia.

In parallelo, mentre gli utenti si spostano gradualmente verso fasce di prezzo più alte, le attuali carenze di memoria fanno salire i costi dei componenti e limitano la disponibilità di modelli con specifiche più elevate. Questo scenario rischia di rallentare gli aggiornamenti, allungare ulteriormente i cicli di sostituzione e frenare la cosiddetta premiumizzazione del mercato.

Nell’era dell’AI conta più il software dell’hardware

Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale integrata, la differenziazione tra smartphone si sposta sempre di più sul software e sugli ecosistemi. Funzioni come l’AI sul dispositivo, l’elaborazione intelligente delle fotocamere, gli strumenti di produttività e l’integrazione fluida tra più dispositivi diventano i nuovi elementi di valore.

Queste caratteristiche aiutano a costruire fedeltà, aumentano l’uso quotidiano e rendono ogni smartphone una piattaforma di monetizzazione di lungo periodo. Più la base installata cresce e più si allunga la vita attiva dei dispositivi, maggiore diventa il potenziale di ricavi legati al software.

Al momento Apple resta l’unico marchio che genera in modo costante margini elevati dalla propria base installata, grazie a ricavi da servizi in crescita a doppia cifra. È un vantaggio che mostra quanto un ecosistema coeso possa pesare sui conti nel lungo periodo.

Un supporto software più duraturo e un ecosistema che trattiene l’utente aumentano il valore lungo l’intero ciclo di vita del cliente. Con la crescita dell’hardware che rallenta e i costi sotto pressione, software e servizi offrono ai produttori una fonte di entrate più stabile e meno dipendente dal ritmo con cui si cambia smartphone.

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