Marche

la Fincantieri dovrà pagare. Ai rimorchiatori 600mila euro

ANCONA Nave da crociera salvata dalla tempesta: Fincantieri dovrà pagare 600mila euro ai rimorchiatori intervenuti per contenere la burrasca del 9 luglio 2019. La cifra è stata stabilita dai giudici della Corte d’Appello, sezione civile, che hanno in parte riformato la sentenza di primo grado.

Il verdetto

Cosa stabiliva? La condanna della Fincantieri a pagare 107mila euro alla Corima, società che aveva reso possibile il salvataggio della splendida nave in costruzione nel bacino portuale e nel frattempo passata a un gruppo genovese. In secondo grado, il conto è lievitato decisamente a favore dei rimorchiatori, i quali avevano chiesto il pagamento ai sensi della Convenzione Internazionale sul Salvataggio, varata a Londra nel 1989. E forse si è arrivati al punto di arrivo di un contenzioso lungo e complesso che all’inizio aveva addirittura portato al sequestro conservativo – ottenuto dalla Corima – della nave. I sigilli erano poi stati tolti a stretto giro, considerando che la Fincantieri aveva stipulato una garanzia di primaria assicurazione per soddisfare gli interessi dei rimorchiatori.

Veniamo ai fatti di sette anni fa. La nave, priva di forza motrice e di alimentazione elettrica, a seguito del collasso della bitta di prora aveva rotto gli ormeggi di prua, scagliandosi sulla scogliera prospiciente la banchina, rimanendo trattenuta dai soli cavi di poppa. Grazie all’intervento dei rimorchiatori della concessionaria Corima, la nave era stata disincagliata, riportata in banchina e mantenuta in posizione, sino al definitivo ripristino dell’ormeggio. Un intervento-lampo che aveva evitato ulteriori danni. Era stato il Ctu a ricostruire la dinamica dell’operazione, secondo cui la rottura dei cavi d’ormeggio aveva provocato la rotazione e lo scarrocciamento dell’imbarcazione, con il rischio concreto di rottura anche dei cavi di poppa e il conseguente rischio di aggravamento dei danni allo scafo, oltre che di pericolo per le maestranze (circa 250 persone) rimaste a bordo. La Fincantieri chiedeva la riduzione del quantum stabilito in primo grado, ritenendo l’importo eccessivo. Tutt’altra la versione della Corima, che riteneva come l’entità del compenso di salvataggio – erroneamente determinata dal primo giudice sulla base di un macroscopico travisamento del reale valore dell’imbarcazione – dovesse essere determinata sulla base dei criteri previsti dalla Convenzione. Tra questi, il valore dell’imbarcazione: 318 milioni all’epoca della tempesta che aveva scosso non solo Ancona, ma anche la Riviera del Conero, mettendo in ginocchio Numana.

Le conclusioni

I giudici, pur riconoscendo l’attività di salvataggio messa in atto, hanno disposto un pagamento di 600mila euro considerando alcuni fattori, come l’assenza di rischio dell’affondamento della nave, i tempi ridotti dell’intervento dei rimorchiatori e la collaborazione con gli ormeggiatori e la Capitaneria di Porto. Inoltre, gli operai rimasti a bordo della nave, che ormai si era incagliata, non avrebbero mai corso un reale pericolo. La nave aveva riportato danni per 400mila euro.




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