Caso Epstein, sei nomi segreti svelati al Congresso. Ombre su miliardari e potenti e la pista che porta a Milano
Nuovi sviluppi sul caso Jeffrey Epstein riaccendono lo scontro politico negli Stati Uniti. Durante una seduta alla Camera, il deputato democratico californiano Ro Khanna ha reso pubblici i nomi di sei uomini precedentemente oscurati nei documenti del Dipartimento di Giustizia relativi al finanziere morto in carcere nel 2019.
Secondo Khanna, si tratta di figure “ricche e potenti” i cui nomi sarebbero stati censurati senza spiegazioni. Tuttavia, al momento non risultano incriminazioni a loro carico. Anche il deputato repubblicano Thomas Massie, coautore con Khanna di una proposta di legge per la trasparenza sui file Epstein, ha dichiarato che i sei sarebbero “probabilmente implicati per la loro presenza nei documenti”, pur precisando che non risultano formalmente accusati di reati.
I nomi emersi: imprenditori e figure internazionali
Tra i nomi letti in aula figurano Leslie Wexner, ex amministratore delegato di Victoria’s Secret, e Sultan Ahmed bin Sulayem, imprenditore emiratino e presidente del colosso portuale DP World. Nei documenti emergerebbero comunicazioni controverse, tra cui una mail attribuita al sultano emiratino con riferimenti a una giovane donna e dettagli intimi.
Quanto a Wexner, già in passato il suo nome era comparso nelle indagini. Un rapporto del 2019 riferiva che Epstein avrebbe ricevuto da lui 100 milioni di dollari nel 2008, dopo che il miliardario lo aveva accusato di aver sottratto ingenti somme. I legali di Wexner hanno sempre sostenuto che l’imprenditore non fosse a conoscenza di attività illegali legate a giovani donne, pur ammettendo che aveva concesso a Epstein ampia autonomia nella gestione del proprio patrimonio.
Secondo i procuratori, per anni il patrimonio di Epstein sarebbe dipeso quasi interamente dai fondi di Wexner, anche se successivamente il finanziere ricevette 158 milioni di dollari dal cofondatore di Apollo Global Management, Leon Black. Gli altri quattro nomi citati sono Nicola Caputo, Salvatore Nuara, Zurab Mikeladze e Leonic Leonov. Su di loro, al momento, non emergono dettagli ufficiali.
Il caso dell’italiano Caputo
Dopo la diffusione dei nomi, sui social network è rimbalzata l’ipotesi che il “Nicola Caputo” menzionato nei file possa essere l’ex europarlamentare del Partito Democratico. L’interessato ha però respinto con decisione ogni collegamento.
“Non c’entro nulla con questa vicenda”, ha dichiarato all’Ansa, spiegando che all’epoca dei fatti era consigliere regionale in Campania e non aveva rapporti con gli Stati Uniti. Caputo ha annunciato l’intenzione di chiedere chiarimenti all’ambasciata americana e ha denunciato attacchi e “linciaggi mediatici” ricevuti online.
Le accuse di insabbiamento
I democratici americani, accusano l’amministrazione di continuare a mantenere coperta una parte rilevante degli atti. Secondo Khanna, tra il 70 e l’80% dei file sarebbe ancora oscurato, perché trasmesso dall’Fbi al Dipartimento di Giustizia con ampie parti censurate.
Tra i documenti desecretati figura anche una telefonata del 2006 in cui Donald Trump si sarebbe congratulato con il capo della polizia di Palm Beach per l’arresto di Epstein, affermando: “Grazie al cielo lo state fermando. Tutti sanno quello che fa”. Una ricostruzione che alcuni media ritengono in contrasto con precedenti dichiarazioni dell’ex presidente, secondo cui aveva interrotto i rapporti con Epstein già nel 2004.
Sotto pressione anche l’attuale segretario al Commercio Howard Lutnick, che in un’audizione al Senato ha ammesso di aver incontrato Epstein nel 2012, pur avendo in precedenza sostenuto di aver chiuso ogni rapporto nel 2005.Intanto i democratici hanno presentato un disegno di legge, la cosiddetta “Virginia’s Law”, per eliminare la prescrizione nei casi di traffico sessuale, in memoria di Virginia Giuffre, tra le principali accusatrici di Epstein.
La rete internazionale, c’è anche Milano nei file
L’ultima tranche di documenti resi pubblici ricostruisce inoltre l’estensione internazionale della rete del finanziere, che avrebbe coinvolto anche Milano.Secondo gli atti, un ruolo centrale sarebbe stato svolto dall’agente di modelle francese Jean-Luc Brunel, fondatore dell’agenzia Mc2 Model Management. Brunel, morto suicida in carcere dopo essere stato indagato in Francia, avrebbe reclutato giovani donne, talvolta adolescenti, con la promessa di opportunità nel mondo della moda.
I file descrivono trasferimenti verso l’aeroporto di Malpensa e soggiorni in hotel del centro di Milano. Le ragazze viaggiavano con carte di credito utilizzate per le spese, mentre i pagamenti venivano gestiti tramite collaboratrici di Epstein. Brunel avrebbe fornito aggiornamenti costanti sugli spostamenti, su richiesta dello stesso finanziere.
I magistrati francesi avevano accusato l’agente di aver procurato minori a Epstein.
Il suo nome compare ripetutamente anche nei documenti legati alle proprietà del finanziere negli Stati Uniti e nelle Isole Vergini. Nel memoir “Nobody’s Girl”, Virginia Giuffre ha raccontato che Brunel avrebbe addirittura “regalato” tre gemelle minorenni a Epstein per un compleanno.
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