La notte più dura della mia vita
“Quello che adesso è importante far capire è che qua c’è bisogno di aiuto”. Una notte intera letteralmente nell’occhio del ciclone. Quelle appena trascorse per Julien Banchetti, giovane aretino che da luglio scorso si è trasferito per motivi lavorativi a Toamasina sulla costa nord orientale del Madagascar, sono state ore davvero complesse.
Qui il ciclone tropicale Gezani si è abbattuto devastando quanto trovato sulla sua strada oltre che causare morti e feriti. Un evento comparabile, secondo gli esperti di 3BMeteo.it a un uragano di categoria 3 con venti che hanno superato i 195 chilometri orari. Ma il vero disastro è quello che è ancora in fase di rendicontazione.

Dal punto di vista urbano, “l’89-90 per cento delle città colpite – racconta Julien – è stato completamente distrutto. L’elettricità manca ormai da 24 ore e chissà per quanto tempo continuerà a non esserci. Una furia che non ha risparmiato edifici pubblici e ospedali che oggi si trovano in gravissime difficoltà”.
Una conta dei danni infinitamente lunga e triste. “Il Madagascar – racconta Julien – è uno dei paesi più poveri al mondo. Quanto accaduto non fa altro che peggiorare una condizione già molto delicata quanto precaria. Per questo è indispensabile che arrivino aiuti, di qualsiasi genere, dalla comunità internazionale”.

Dalle 18 di ieri, 10 febbraio, e fino alle 3 della scorsa notte, la popolazione dell’est e del centro dell’isola ha fatto i conti con tutta la furia del ciclone. Oggi le autorità hanno diramato l’allerta rossa per il rischio di inondazioni e frane, mentre il ciclone continua ad attraversare l’isola spingendosi a ovest in direzione del Canale di Mozambico dove potrebbe nuovamente intensificarsi. Secondo l’Ocha (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) sono state danneggiate o distrutte 18.600 case, quasi 500 aule scolastiche e 20 strutture sanitarie, con pesanti perdite nei campi di riso e problemi alla fornitura di acqua potabile. “Ogni anno – racconta ancora Julien – c’è la stagione dei cicloni ma nessuno negli ultimi 50 anni ne aveva visto uno così distruttivo a Toamasina”.

Gezani arriva a soli undici giorni dal passaggio del ciclone Fytia, che aveva già causato 12 vittime e oltre 31.000 sfollati. “Personalmente sono riuscito a rifugiarmi nel garage del condominio dove si trova il mio appartamento – spiega ancora Julien – ho trascorso la notte lì, la notte più lunga e dura della mia vita. Sono fortunato perché l’edificio in cui vivo non ha subito danni particolari e questa sera posso tranquillamente dormire in camera”.
Come si è messa in moto la macchina degli aiuti? “L’esercito è partito dalla capitale per aiutare la popolazione, il presidente ha chiesto agli imprenditori di tendere una mano alla popolazione e non alzare i prezzi. Ma comunque, vista la devastazione manca davvero tutto dagli scavatori alle medicine al cibo fino ai vestiti. Il popolo malgascio è spettacolare. Oggi erano tutti in strada a pulire e riparare, niente lamentele o pianti, testa bassa e pedalare. Si meritano tutto l’aiuto possibile”.
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