Trentino Alto Adige/Suedtirol

Valanghe, in Alto Adige «rischio altissimo». Il Soccorso alpino: evitare pendii e fuori pista – Cronaca



BOLZANO. Più piani diversi ha una torta, più è difficile che sia stabile. Lo stesso principio vale per la neve: quando si accumulano strati differenti – farinosa, ventata, fresca – aumenta il rischio che non regga. E le conseguenze sono devastanti. La metafora è di Thomas Zelger, presidente del collegio provinciale delle guide alpine, e rende l’idea della situazione di quest’inverno sulle nostre montagne, dove le poche precipitazioni e il freddo pungente di gennaio hanno creato un manto instabile che poggia su una base debole persistente. Condizioni che, purtroppo, hanno giocato un ruolo decisivo nelle tragedie che hanno colpito tutto l’arco alpino: undici morti in una settimana. Non solo scialpinisti, ma anche sciatori che si sono allontanati di poco dalle piste.

L’allerta rimane altissima. Il rischio 3 “marcato” — quello arancione nelle mappe del bollettino valanghe — è storicamente il più insidioso. Proprio perché sembra gestibile. «Sappiamo che gli incidenti si verificano maggiormente nei casi di pericolo marcato – sottolinea Zelger – Significa che ci si può muovere, ma i limiti vanno rispettati. Per esempio non andare su pendii sopra i 35 gradi e leggere attentamente il bollettino». È dello stesso parere Alberto Covi, presidente provinciale del Soccorso Alpino: «Il grado tre è il più pericoloso. Non dice di non andare, ma di andare e stare attenti. Mentre con il bollettino sul quattro o cinque nessuno si sognerebbe di fare sci alpinismo, con l’arancione la scelta è più soggettiva. Pensiamo alla neve arrivata tardi: c’è chi ha passato due mesi con gli sci in macchina ad aspettare».

Difficile biasimare, sbagliatissimo puntare il dito. L’unica cosa sensata da fare adesso è rivolgersi agli appassionati di sport invernali: «Non andate – l’appello di Covi – in questi giorni, ancora di più, bisogna saper rinunciare. Dimenticate lo sci alpinismo, i fuori pista, le ciaspolate sui pendii. Abbiamo fatto anche diversi interventi per escursionisti sprovvisti di ramponcini. La montagna sicura in questo momento è sulle piste da sci, le passeggiate nei boschi al riparo, scegliendo sentieri e strade forestali»

. La stagione neraIl primo dramma si è consumato a novembre, sulla Cima Vertana, dove cinque persone – tutte straniere – sono morte a causa di una valanga che ha travolto tre gruppi di alpinisti. Il 27 dicembre, sulla Marmolada, una valanga ha travolto e ucciso un freerider romano di 31 anni. Due giorni dopo un’altra tragedia sulla Cima Vertana, in valle Aurina, dove una slavina è costata la vita a un escursionista ungherese. Tra il 17 e il 19 gennaio una serie di valanghe in Austria hanno causato nove vittime in tre giorni. Poi si arriva al tragico febbraio 2026. Venerdì, il 6, due freerider finlandesi, che scendevano fuori pista nella zona sciistica nei pressi del rifugio Madriccio, sono morti travolti da una valanga. Sabato altre vittime: a Bellamonte, in val di Fiemme, il distacco di neve ha travolto quattro scialpinisti. Uno non ce l’ha fatta. Lo stesso giorno sul Pizzo Meriggio, in Valtellina, altri due scialpinisti sono morti sepolti dalla neve. La quarta vittima è uno scialpinista travolto sul versante trentino della Marmolada.

L’ultima tragedia è avvenuta a Sarentino e ha stravolto la piccola comunità di Scena, togliendo alla famiglia e agli affetti il 18enne Simon Dosser. Il ragazzo, trovato sepolto sotto un metro di neve con la tavola da snowboard, stava salendo verso Cima Laste di Verdines quando la valanga lo ha travolto, senza lasciargli scampo. Il bollettino Per i prossimi giorni la Protezione civile segnala un livello alto di allerta. «Alle quote medie e alte, sono ancora possibili valanghe di neve asciutta a lastroni. Con la neve fresca e vento moderato si sono formati accumuli di neve ventata per lo più sottili. Questi possono distaccarsi già in seguito al passaggio di un singolo sciatore. Ciò soprattutto sui pendii ripidi, come pure nelle conche, nei canaloni e dietro ai cambi di pendenza anche alle quote di media montagna. Le valanghe possono subire un distacco negli strati più profondi del manto nevoso specialmente sui pendii ripidi ombreggiati. I punti pericolosi, con il cattivo tempo, sono individuabili a malapena. È necessaria un’accurata scelta dell’itinerario. Si raccomandano distanze di scarico e discese singole».




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