Rigopiano: tre condanne e due assoluzioni nell’appello bis a Perugia
Tre condanne, due assoluzioni e cinque prescrizioni. Si chiude così, dopo quasi otto ore di camera di consiglio, l’appello bis per la tragedia di Rigopiano davanti alla Corte d’Appello di Perugia. La valanga che il 18 gennaio 2017 travolse l’hotel di Farindola costò la vita a 29 persone, tra cui Alessandro Riccetti, ternano di 33 anni, rimasto sotto le macerie dell’albergo sommerso dalla slavina.
Processo I giudici hanno condannato a due anni gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Assolti perché il fatto non costituisce reato l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e l’ex dirigente della Regione Sabatino Belmaggio. Cinque le prescrizioni dichiarate per i due ex dirigenti della Provincia, Mauro Di Biasio e Paolo D’Incecco, per gli ex dirigenti regionali Carlo Giovani ed Emidio Primavera e per l’ex tecnico comunale Enrico Colangeli. Le accuse contestate a vario titolo erano di omicidio colposo plurimo non aggravato in concorso formale con crollo di costruzione colposo aggravato dall’evento.
Richieste Nell’appello bis a Perugia il procuratore generale Paolo Barlucchi aveva chiesto tre anni e dieci mesi per i cinque dirigenti della Regione Abruzzo Carlo Giovani, Emidio Primavera, Pierluigi Caputi, Vincenzo Antenucci e Carlo Visca, assolti in primo e secondo grado nei processi celebrati in Abruzzo; la conferma di due anni e otto mesi per l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, già condannato nei primi due gradi; due anni e otto mesi anche per il tecnico comunale Enrico Colangeli, assolto in primo grado e condannato in secondo; tre anni e quattro mesi per i tecnici della Provincia di Pescara Mauro Di Biasio e Paolo D’Incecco, anch’essi condannati nei precedenti giudizi. Il Pg aveva invece chiesto il proscioglimento dell’ex dirigente regionale Sabatino Belmaggio, già assolto nei primi due gradi.
Reazioni «La sentenza ci dice che l’inettitudine della pubblica amministrazione può uccidere». Lo ha dichiarato Romolo Reboa, legale delle famiglie delle vittime dell’albergo di Farindola distrutto dalla slavina, commentando la decisione della Corte d’Appello di Perugia. «La Corte d’Appello di Perugia si è uniformata alla decisione della Cortei di Cassazione, con una decisione che sarà una pietra miliare per l’Italia, perché da oggi ogni pubblico funzionario sa che l’inerzia di fronte alla legge non lo esonera dalle responsabilità dei propri incarichi. Auspico ora che tutti i consiglieri della Regione Abruzzo, maggioranza ed opposizione, convergano in una rettifica del bilancio dell’ente per risarcire immediatamente le famiglie delle povere vittime».
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