Lingotto Fiere verso il ritorno al pubblico: la Regione pronta all’acquisto
TORINO – La Regione Piemonte prova a imprimere un’accelerazione decisiva alla partita Lingotto Fiere. L’obiettivo è chiaro: riportare in mano pubblica uno dei principali poli fieristici torinesi, oggi di proprietà dei privati di Gl Events. Ad annunciarlo è stato il presidente Alberto Cirio, durante la conferenza stampa di inizio 2026 al Grattacielo della Regione.
«Entro quest’anno, insieme a Camera di Commercio e Comune di Torino, intendiamo chiudere la partita di rendere pubblico lo spazio del Lingotto», ha dichiarato il governatore, lasciando intendere che l’operazione potrebbe entrare nel vivo già nei prossimi mesi. La novità rispetto al passato è la disponibilità della Regione a investire direttamente nell’acquisizione, facendo ricorso anche a fondi europei. Una soluzione che consentirebbe di definire l’intesa nel corso del 2026 e di perfezionarla negli anni successivi.
La Camera di Commercio capofila
Negli ultimi giorni Cirio ha incontrato il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e il presidente della Camera di Commercio Massimiliano Cipolletta. Proprio l’ente camerale dovrebbe assumere il ruolo di capofila nelle trattative con la proprietà.
«Abbiamo individuato nella Camera di Commercio il capofila delle trattative – ha spiegato Cirio – Naturalmente il prezzo deve essere congruo e a fornire questa congruità sarà l’Agenzia del Demanio».
Un passaggio che in realtà non è del tutto nuovo. Già un paio di anni fa la Regione aveva annunciato l’intenzione di coinvolgere l’Agenzia del Demanio per ottenere una stima attendibile del valore dell’immobile. Poi però la procedura si era arenata, complice anche l’incertezza sui costi complessivi dell’operazione.
In passato si era parlato di una cifra attorno ai 40 milioni di euro per l’acquisto, poi ridimensionata a circa 20 milioni. A questa somma, tuttavia, andrebbero aggiunti almeno 50 milioni per i lavori di ammodernamento dei padiglioni, ritenuti ormai necessari per rendere la struttura competitiva nel panorama fieristico nazionale ed europeo.
Un modello da riallineare
Il caso Lingotto rappresenta un’anomalia rispetto a quanto avviene nella maggior parte delle grandi città italiane, dove il modello prevalente prevede la proprietà pubblica degli spazi fieristici e la gestione affidata a operatori privati. A Torino, invece, il principale polo espositivo è di proprietà privata.
L’ipotesi che si profila è quella di un ritorno a uno schema più tradizionale: il pubblico proprietario dell’infrastruttura e il privato nel ruolo di gestore. Un assetto che garantirebbe maggiore stabilità strategica a un’infrastruttura considerata centrale per l’economia cittadina e regionale.
Negli anni la stessa Gl Events ha sollecitato un intervento delle istituzioni, segnalando la necessità di investimenti strutturali importanti. Il tema è tornato con forza anche nei giorni scorsi, durante la presentazione della prossima edizione del Salone Internazionale del Libro.
Il nodo Salone del Libro e la scadenza 2027
A rilanciare l’urgenza è stato Silvio Viale, presidente dell’associazione “Torino, la città del libro”, che detiene il marchio del Salone. «Crediamo che ci sia bisogno urgente di un centro fiere rinnovato: lo spazio che abbiamo a disposizione è uguale da più di 35 anni», ha dichiarato.
Parole che pesano, soprattutto alla luce della scadenza del 2027, quando terminerà la convenzione tra il Salone del Libro e Gl Events per l’utilizzo della struttura. Un orizzonte temporale che impone decisioni rapide, sia sul fronte della proprietà sia su quello degli investimenti.
Da anni gli spazi del Lingotto vengono considerati inadeguati per ospitare eventi di grande portata. Il Salone del Libro, in particolare, ha conosciuto una crescita significativa di pubblico e di espositori, mettendo sotto pressione padiglioni progettati oltre tre decenni fa.
Una partita strategica per Torino
Il ritorno del Lingotto Fiere in mano pubblica non è soltanto una questione immobiliare. Si tratta di una scelta strategica che riguarda il posizionamento di Torino nel circuito dei grandi eventi culturali e fieristici.
La sfida sarà duplice: chiudere l’acquisizione a un prezzo ritenuto congruo dall’Agenzia del Demanio e reperire le risorse necessarie per un profondo restyling della struttura. Se il cronoprogramma annunciato da Cirio sarà rispettato, il 2026 potrebbe essere l’anno della svolta. Con l’obiettivo di arrivare alla scadenza del 2027 con una prospettiva chiara sul futuro del principale polo fieristico torinese.
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