Salute

Vitamina C «inutile» contro il raffreddore: ecco le prove e cosa invece d’inverno fa bene

È un colpo duro da accettare, ma la verità nuda e cruda è che la vitamina C non previene i raffreddori, né aiuta a superarli. E dunque quegli ettolitri di spremute d’arancia che mani premurose ci hanno offerto per tutta la vita (“bevi che così non ti viene il raffreddore”) o quelle manciate di integratori che molti di noi buttano giù a colazione insieme al tè o al cappuccino, ahimè, a poco o a nulla servono per debellare gli odiosi virus.
Anche se questo nulla toglie al fatto che la vitamina C resti un nutriente essenziale (l’uomo non è in grado di sintetizzarla): è un potente anti-ossidante, un cofattore essenziale di tante reazioni enzimatiche, protegge le cellule dagli effetti di tossici o inquinanti, facilita l’assorbimento di ferro ed è addirittura un alleato della bellezza e dell’healthy aging, perché potenzia la produzione di collagene, a livello della pelle, come delle articolazioni.

Un mito da sfatare

Ma tutte queste evidenze scientifiche impallidiscono di fronte al mito della “vitamina C anti-raffreddore” che tiene banco da oltre mezzo secolo.Colpa di chi ha contribuito a costruire il mito, il leggendario Linus Pauling, premio Nobel al quadrato (nel 1954 per la Chimica e nel 1962 per la Pace, in quanto attivista contro i test nucleari) e autore del best e long seller Vitamin C and the Common Cold (1970). Fu proprio lui a tirare fuori la storia che assumere vitamina C a elevato dosaggio (anche oltre i 2 grammi al giorno) fosse in grado di proteggere dal raffreddore, ma anche dai tumori, dall’Hiv e dalle malattie cardiovascolari. Insomma un toccasana, una panacea in pillola.

Un’eredità ancora oggi portata avanti dal Linus Pauling Institute dell’Università dell’Oregon (Usa), che tuttavia, di fronte alle evidenze scientifiche attuali, deve ammettere che mentre la vitamina C può offrire qualche beneficio a livello cardiovascolare, non è decisamente in grado di prevenire cancri o raffreddori. Per non parlare poi del fatto che dosaggi di vitamina C superiori a 1 grammo al giorno, espongono i soggetti predisposti al rischio di calcoli renali di ossalato di calcio.

I primi scricchiolii

Il debunking del mito della vitamina C è cominciato con la pubblicazione di una review Cochrane del 2013, che ha messo insieme 29 studi, su oltre 11mila tra adulti e bambini, per rispondere al quesito se assumere almeno 200 mg di vitamina C al giorno potesse prevenire i raffreddori e/o alleviare i sintomi. Il responso non lasciava adito a dubbi: è impossibile prevenire i raffreddori prendendo supplementi di vitamina C; al massimo può contribuire ad accorciare un po’ i sintomi (da 10 a 9 giorni, ma con tanti dubbi) se la si assume da tempo.

Se proprio si vuole sfruttare il potere delle vitamine per proteggersi da raffreddori e malattie infettive varie, bisogna spostarsi alla lettera successiva dell’alfabeto, la D come “vitamina D”, che sempre più appare come un paladino di un sistema immunitario ‘fit’. E visto che dall’autunno alla primavera non si può contare sulla sintesi legata all’esposizione al sole, dovendo proprio scegliere un alleato vitaminico ‘invernale’ anti-raffreddore, la vitamina D, ha più senso della C.


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