Umbria

Ecco come cambiano le procedure per il diritto d’asilo. Parlamento Europeo ha votato la riforma


Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le modifiche al regolamento sulle procedure di asilo dell’Unione europea, introducendo una serie di misure che puntano ad accelerare l’esame delle domande di protezione internazionale. Con 408 voti favorevoli, 184 contrari e 60 astensioni, l’Eurocamera ha dato il via libera alla creazione di un elenco Ue dei paesi di origine sicuri. Con un secondo voto, passato con 396 sì, 226 no e 30 astensioni, è stato approvato anche il regolamento che disciplina l’applicazione del concetto di paese terzo sicuro.

Le nuove norme consentiranno agli Stati membri di velocizzare le procedure, dichiarando inammissibili alcune domande di asilo presentate da cittadini provenienti da paesi considerati sicuri o da persone che hanno transitato o possono essere trasferite in paesi terzi ritenuti tali. In questo quadro si apre anche la possibilità di esaminare le richieste di asilo in hub situati fuori dall’Unione europea, sulla base di accordi bilaterali o comunitari. Una prospettiva che si intreccia con le scelte del governo italiano, che si prepara a varare un nuovo pacchetto immigrazione in vista dell’entrata in vigore, a giugno, delle nuove norme europee e che punta a rendere operativi i centri in Albania finora rimasti sostanzialmente inutilizzati.

L’elenco Ue dei paesi di origine sicuri comprenderà, tra gli altri, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. In questi casi l’onere di dimostrare l’esistenza di un rischio concreto di persecuzione o di gravi danni in caso di rimpatrio ricadrà sul singolo richiedente asilo. Saranno considerati paesi di origine sicuri anche i paesi candidati all’adesione all’Ue, come l’Albania, salvo specifiche eccezioni legate a conflitti armati, a un alto tasso di riconoscimento dell’asilo o a violazioni gravi dei diritti fondamentali.

Il nuovo impianto normativo rivede in modo significativo il concetto di paese terzo sicuro, ampliando le circostanze in cui una domanda può essere respinta perché inammissibile. Il ricorso contro una decisione di questo tipo non sospenderà automaticamente il rimpatrio. La Commissione europea avrà il compito di monitorare nel tempo la situazione dei paesi inseriti nella lista e potrà proporne la sospensione o la rimozione se le condizioni dovessero cambiare.

I due regolamenti dovranno ora essere formalmente adottati dal Consiglio dell’Ue e vanno a modificare il Patto su migrazione e asilo approvato nell’aprile 2024, destinato a entrare in vigore a giugno di quest’anno. In Parlamento il via libera è arrivato grazie a una maggioranza composta principalmente dai gruppi di destra, con il sostegno anche di una parte dei liberali e dei socialisti. Un passaggio che segna un ulteriore irrigidimento dell’impianto europeo sull’asilo e che avrà effetti diretti sulle politiche migratorie degli Stati membri, Italia compresa.

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