Lazio

Sanità Lazio, scatta la sanzione per chi “buca” le visite

La Regione Lazio mette un freno alle assenze ingiustificate agli appuntamenti sanitari: da febbraio 2026 scatta la sanzione per chi non disdice visite ed esami, una misura che punta a ridurre le liste d’attesa e garantire un uso più efficiente delle strutture pubbliche.

Ma il provvedimento ha già acceso il dibattito politico e sollevato preoccupazioni tra i cittadini.

Il meccanismo della multa

Chi salta un appuntamento senza avvisare dovrà versare la quota ordinaria della prestazione, il cosiddetto ticket. La novità riguarda anche chi finora era esente: reddito basso, patologie o età non contano: la mancata disdetta fa decadere l’esenzione per quell’appuntamento.

In caso di mancato pagamento, le singole Asl potranno avviare le procedure di recupero forzoso. Per evitare la sanzione, il cittadino deve comunicare la rinuncia entro due giorni lavorativi dalla data fissata.

Le eccezioni previste

La Regione ha elencato una serie di casi considerati validi “cause di forza maggiore”, purché documentati e inviati entro 30 giorni tramite l’apposito modulo della Asl: ricoveri o malattie del paziente o dei familiari fino al secondo grado, nascita di un figlio, lutti, incidenti stradali entro sei ore dall’appuntamento, scioperi o ritardi dei trasporti pubblici, calamità naturali, furti, oltre a motivazioni mediche specifiche come il ciclo mestruale per visite ginecologiche.

Cambio di rotta anche sulle ricette

Parallelamente, cambiano le regole sulle impegnative: da quest’anno, per non perdere la validità della ricetta, le prenotazioni al ReCup devono rispettare tempi certi in base al codice di priorità: 10 giorni per urgenze (U), 20 per visite brevi (B), 40 giorni per prestazioni differibili (D) o 70 per esami, e 130 giorni per visite programmate (P).

Tensioni politiche

Il presidente della Regione, Rocca, difende la stretta come una misura necessaria a “fluidificare le liste e garantire cure a chi ne ha realmente bisogno”.

Ma l’opposizione non ci sta: Alessio D’Amato (Azione) parla di “caos amministrativo” e mette in guardia sulle possibili conseguenze, con cittadini costretti a rivolgersi alla sanità privata o addirittura a rinunciare alle cure.

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