Gioia Tauro, arsenale scoperto nella Piana, tra mitra e bombe
Nuovo colpo della Guardia di Finanza nella Piana di Gioia Tauro, scoperto un vero e proprio arsenale. Sequestrate 5.000 munizioni, plastico e una bomba a mano. Arrestati due uomini
GIOIA TAURO – La pressione della Guardia di Finanza sulla Piana non accenna a diminuire. I militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno messo a segno un secondo, colpo contro il traffico d’armi, scovando un vero e proprio arsenale bellico nascosto all’interno di un anonimo capannone industriale. L’operazione segue di pochi giorni un altro ingente sequestro avvenuto nella medesima area, confermando come la zona sia un nevralgico deposito di armamenti per la criminalità organizzata.
Il blitz e le armi sequestrate
I finanzieri reggini, dopo aver intensificato i pattugliamenti e le attività di osservazione, hanno individuato una rimessa sospetta a breve distanza dal terreno dove, solo la scorsa settimana, avevano rinvenuto un primo deposito sotterraneo. Una volta fatta irruzione, i militari si sono trovati davanti a una scena inquietante: un inventario di morte pronto all’uso.
Nello specifico, le Fiamme Gialle hanno recuperato e sequestrato: circa 5.000 munizioni di vario calibro. Due pistole e un fucile mitragliatore. Una bomba a mano e un ordigno artigianale. Due panetti di esplosivo al plastico. Un sofisticato sistema telecomandato per la detonazione a distanza.
Due arresti in flagranza
Durante l’operazione, i finanzieri hanno sorpreso due uomini proprio mentre tentavano di mettere in sicurezza e occultare il materiale bellico. Per entrambi sono scattate immediatamente le manette con l’accusa di detenzione illegale di armi ed esplosivi. Uno dei due arrestati nascondeva inoltre 5.000 euro in contanti, somma che i militari hanno sequestrato poiché ritenuta provento di attività illecite.
La pista del traffico internazionale
Gli inquirenti si concentrano ora sulla provenienza dell’arsenale. Il tipo di armi e la presenza di detonatori hi-tech suggeriscono canali di approvvigionamento complessi. Le indagini battono due piste principali: il coinvolgimento di trafficanti esteri o l’utilizzo di canali illegali sul dark web.
Complessivamente, sommando i due interventi degli ultimi giorni, il bilancio è impressionante: tre pistole mitragliatrici, un fucile mitragliatore, 15 pistole, 5.000 cartucce e un pericoloso kit per attentati esplosivi.
Tutta la documentazione è ora al vaglio della Procura della Repubblica di Palmi, guidata dal Procuratore Emanuele Crescenti, che dovrà convalidare i sequestri e coordinare le fasi successive dell’inchiesta per risalire ai vertici della catena di comando che gestiva il deposito.
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