La svolta green del riso contagia sempre più aziende

C’era una volta Silvana Mangano in Riso amaro, mondina simbolo di un’Italia rurale. Ma oggi al posto delle donne a prendersi cura delle risaie, sempre più spesso ci sono i robot, i sensori e l’intelligenza artificiale, segno di una trasformazione profonda che sta attraversando il settore, chiamato a diventare più sostenibile per restare competitivo. La transizione green coinvolge un numero crescente di aziende agricole, che – come dice Vitaliano Fiorillo, direttore dell’Invernizzi Agri Lab di Sda Bocconi – vedono nelle nuove pratiche non solo una risposta al cambiamento climatico, ma anche un modo per contenere i costi di fertilizzanti, carburanti ed energia. Un’indagine di dss+ mostra come più di due imprese su tre (69%) vedano nella volatilità dei prezzi di queste materie uno dei principali gravami per il comparto. I dati sono stati presentati al Teatro Municipale di Casale Monferrato durante la terza edizione de Il Riso che Sostiene, l’incontro promosso da Riso Gallo, tra i principali attori della filiera risicola italiana.
Accanto alla pressione sui costi, la metà delle aziende risicole individua in siccità e grandinate sempre più frequenti uno dei rischi maggiori per il futuro. Così le imprese intervistate – ben 84, rappresentative di oltre 12.600 ettari coltivati, tra le province di Alessandria, Novara, Pavia e Vercelli – provano a sperimentare nuovi modelli produttivi. Quasi una su quattro (23%) ha avviato pratiche di agricoltura rigenerativa, il 4% le applica già in modo strutturato. Solo un 14% ammette di non avere competenze sufficienti. L’innovazione aiuta e entra sempre più spesso in campo per la gestione, per esempio, delle piante infestanti. Strumenti come la monda meccanica è in grado di riconoscere le file di semina del riso ed eseguire operazioni di sarchiatura e strigliatura. Programmata per passaggi periodici, interviene prima dello sviluppo della coltura e riduce il ricorso alla chimica. Riso Gallo, per esempio, ha anche avviato un percorso di digitalizzazione della filiera. Nel 2024 ha lanciato l’app Gallo4Farmers. Dal 2025 l’utilizzo è diventato strutturato e coinvolge oggi 56 aziende agricole, circa 1.000 campi e oltre 3.000 ettari monitorati. I dati raccolti supportano le decisioni agronomiche e non solo.
Riso Gallo sta poi migliorando le performance ambientali: nel triennio 2022–2024 lo stabilimento di Pavia ha aumentato l’efficienza energetica per quintale di riso lavorato, ridotto l’utilizzo di materiale da imballaggio e i prelievi idrici per unità di prodotto sono quasi dimezzati (-49% rispetto al 2022). “La sostenibilità deve essere economicamente perseguibile”, sottolinea Riccardo Preve, consigliere delegato di Riso Gallo, che continua a promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso il Premio Mario Preve, dedicato alle aziende che eccellono in questo. I freni alla trasformazione sostenibile restano economici: per il 61% manca un incentivo alla vendita, per il 59% queste pratiche rischiano di ridurre rese e redditività nel breve periodo. Un’azienda su tre segnala inoltre l’assenza di finanziamenti pubblici adeguati.
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