maxi multa ai venditori abusivi
Tra i riflessi dorati di piazza San Marco, una scena che richiama un passato lontano ha catturato l’attenzione dei turisti, ma anche dei carabinieri: un uomo con sacchetti di grano in mano, pronto a venderli ai visitatori per la classica foto circondati dai piccioni, così, mercoledì scorso, i militari hanno fermato questo ritorno improvvisato di una tradizione ormai vietata, imponendo una multa salata da 10.000 euro.
L’uomo, un 37enne straniero, è stato sorpreso mentre distribuiva il mangime agli uccelli in cambio di denaro, violando il regolamento di polizia urbana che vieta la somministrazione di cibo ai colombi proprio per tutelare la salute pubblica e preservare i monumenti storici dagli escrementi corrosivi. Non lontano da lui, un altro venditore abusivo, un 25enne anch’esso straniero, è stato multato per la vendita senza autorizzazione di abbigliamento e accessori in strada pubblica, con circa 100 pezzi sequestrati tra cinture e braccialetti.
La somma delle sanzioni ha superato i 10.000 euro complessivi, con l’aggiunta di ordini di allontanamento temporaneo dal centro storico per entrambi, misura prevista dalla legge sulla sicurezza urbana.
Il venditore di grano per piccioni rappresenta, in qualche modo, un significativo ritorno al passato di Venezia. Negli anni ’70 e ’80, era comune vedere venditori ambulanti offrire sacchetti di mangime ai turisti per le foto con i colombi, un fenomeno immortalato in centinaia di cartoline e filmati d’epoca. Ma con il tempo, per ragioni sanitarie e di tutela dei monumenti, questa pratica è stata gradualmente eliminata: i piccioni, un tempo considerati parte integrante dell’esperienza veneziana, sono stati messi al riparo dai flussi di cibo provenienti dai visitatori e la città ha adottato misure per limitare la loro proliferazione in piazza.
Oggi, la comparsa di un venditore abusivo di grano ha subito catturato l’attenzione dei social network: foto e video condivisi, tra incredulità e nostalgia, riportano ai giorni in cui il grano per i colombi faceva parte della scenografia quotidiana di San Marco. “Sembrava di tornare indietro di trent’anni”, commentava un utente su una pagina dedicata alla città lagunare. Ma la nostalgia si scontra con la legge: il ritorno dei venditori storici non autorizzati non è consentito, e i controlli delle forze dell’ordine sono puntuali.
I controlli dei carabinieri, intensificati ulteriormente durante il Carnevale, sono mirati a contrastare l’abusivismo commerciale e a tutelare sia i cittadini sia i visitatori. La piazza di San Marco, cuore pulsante del turismo veneziano, è un luogo particolarmente sensibile: ogni anno milioni di persone transitano tra i caffè storici, le basiliche e i campielli, e la presenza di venditori non autorizzati può generare disordine e rischi igienico-sanitari.
La sanzione imposta ai due venditori abusivi è significativa non solo per l’importo economico, ma anche per il messaggio che veicola: Venezia non può tollerare la vendita irregolare in spazi pubblici, nemmeno se collegata a pratiche del passato o a scenografie turistiche “da cartolina”. Il venditore di grano, così come quello di abbigliamento, ha ricevuto l’ordine di allontanamento temporaneo dal centro storico, una misura immediata per tutelare la sicurezza urbana e garantire il rispetto delle regole.
Il turista tra nostalgia e regolamento
Per molti turisti, l’incontro con il venditore di grano è stato un momento curioso e suggestivo, capace di evocare immagini di Venezia più romantica e autentica, lontana dai selfie mordi-e-fuggi e dai percorsi affollati. Ma il fascino della tradizione incontra un confine preciso: le norme urbane vietano esplicitamente la distribuzione di cibo ai colombi, sia per motivi igienici sia per la salvaguardia dei monumenti. I piccioni, sebbene iconici, possono danneggiare pavimenti, sculture e facciate con gli acidi presenti negli escrementi, e il grano offerto dai turisti rischia di alimentare un sovrannumero di volatili difficile da controllare.
Gli episodi come questo, documentati da foto e video condivisi sui social, contribuiscono a una percezione di Venezia sospesa tra memoria storica e rigore normativo. La città continua a evocare immagini di un passato che molti visitatori hanno imparato ad amare attraverso film, libri e racconti, la foto allegata dall’ultimo film di “Spiderman” lo dimostra, ma dall’altro, deve proteggere il suo patrimonio artistico e la vivibilità dei suoi spazi pubblici.
Una tradizione che non tornerà senza autorizzazioni
Il caso è un promemoria chiaro: vendere grano per i colombi o merci senza licenza non è solo un tentativo di guadagno veloce, ma una violazione della legge. Gli anni della “Venezia dei piccioni” senza regole sono ormai lontani, e la città ha adottato un sistema di controlli costante per impedire che le pratiche abusive si ripetano.
I venditori storici, oggi spariti, avevano spesso una relazione diretta con la comunità locale: molti erano residenti con licenza, che conoscevano le regole del centro storico e gestivano le attività rispettando norme e orari. Le passate amministrazioni, per chi lo ricorda, hanno dovuto combattere per eliminare la proliferazione di bancarelle nella Piazza più bella del mondo, “patteggiando” buonuscite e licenze alternative. Le amministrazioni più recenti le hanno invece riaccolte e questo ha comportato anche l’arrivo di operatori stranieri non autorizzati. La città, dunque, deve affrontare le sfide di un turismo globale da far rientrare in regolamenti moderni.
Venezia è sottoposta costantemente a continue verifiche per il rispetto delle regole, la tutela del patrimonio e la gestione del turismo. La multa da 10.000 euro inflitta ai due venditori abusivi di grano e abbigliamento sottolinea l’attenzione delle autorità verso l’abusivismo commerciale e la sicurezza urbana.
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