9 febbraio 1849: la breve stagione della Repubblica Romana, laboratorio di democrazia nel Risorgimento
09.02.2026 – 08.00 – Il 9 febbraio 1849 segna una data centrale nella storia del Risorgimento italiano: ricorre infatti la proclamazione della Repubblica Romana. Un’esperienza breve, travolta nel giro di pochi mesi dall’intervento militare francese, ma destinata a lasciare un segno profondo anche oltre i confini dello Stato Pontificio, arrivando a riverberarsi fino alle terre dell’Adriatico settentrionale, Trieste compresa. All’epoca, Trieste era ancora saldamente inserita nell’Impero asburgico, porto franco e snodo strategico per l’economia viennese. Eppure, sotto la superficie di una città cosmopolita e imperiale, fermentavano idee e tensioni che il 1848-1849 avevano contribuito a rendere esplosive.
I moti rivoluzionari che attraversarono l’Europa ebbero un’eco anche sul confine orientale, dove le aspirazioni nazionali italiane si intrecciavano con quelle slave e con la rigida struttura del potere imperiale. La nascita della Repubblica Romana fu osservata con attenzione dagli ambienti liberali e patriottici triestini. Giornali, circoli culturali e salotti borghesi seguirono con interesse l’esperimento repubblicano guidato da Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi. Nonostante l’assenza di un coinvolgimento diretto, l’esperienza romana rappresentò un punto di riferimento ideale per chi, anche a Trieste, immaginava un futuro diverso dall’ordine imposto dagli Asburgo.
In particolare, la Repubblica Romana incarnava un modello politico avanzato, fondato sulla sovranità popolare, sulle libertà civili e sulla separazione tra Stato e Chiesa. Principi che, in una città come Trieste – crocevia di popoli, confessioni e interessi economici – assumevano un significato ancora più forte. Il confronto tra l’innovazione repubblicana e la restaurazione conservatrice voluta dalle grandi potenze europee appariva netto. Non va dimenticato che molti volontari provenienti dalle terre dell’Impero parteciparono alle battaglie risorgimentali, attratti dall’idea di una patria fondata sui diritti e non sulla sudditanza dinastica. Anche dall’area giuliana partirono giovani che videro nella Repubblica Romana un simbolo di riscatto politico e morale, pur consapevoli dei rischi di repressione una volta rientrati nei territori imperiali.
La caduta della Repubblica, il 3 luglio 1849, con l’ingresso delle truppe francesi a Roma, segnò una sconfitta anche per quelle speranze. Ma il suo lascito non si disperse. A Trieste, come in altre città di confine, l’esperienza del 1849 contribuì ad alimentare una memoria politica sotterranea, destinata a riemergere nei decenni successivi, fino all’irredentismo e alla complessa storia novecentesca della città.
A distanza di oltre 170 anni, la Repubblica Romana del 1849 resta perciò un simbolo potente: il tentativo, prematuro ma lucidissimo, di costruire uno Stato fondato sui diritti, sulla partecipazione e sulla responsabilità dei cittadini. Ricordarne la nascita il 9 febbraio significa non solo rievocare un episodio storico, ma interrogarsi sul valore attuale di quei principi che allora furono sconfitti dalle armi, ma che hanno continuato a vivere nella storia dell’Italia unita.
[l.d.]



