Discariche, Tar boccia i ricorsi delle imprese: «Prima l’ambiente, poi i loro interessi»
di Daniele Bovi
Sommario:
- Cinque sentenze respingono i ricorsi su Le Crete e confermano i limiti ai conferimenti
- Legittima la programmazione Auri: la discarica resta l’ultima opzione
- L’interesse pubblico e la tutela ambientale prevalgono su autonomia e convenienze delle imprese
- Inammissibili i ricorsi dei conferitori: posizione non direttamente lesa
L’interesse pubblico alla riduzione dei rifiuti in discarica prevale su quello delle imprese che le gestiscono o le utilizzano. È questo il cuore delle cinque sentenze con cui, nelle scorse ore, il Tar dell’Umbria ha bocciato i ricorsi presentati da una serie di aziende sulla gestione della discarica orvietana di Le Crete. In particolare, i giudici amministrativi hanno respinto il ricorso del gestore dell’impianto, Orvieto Ambiente, società del gruppo Acea, e dichiarato inammissibili quelli delle imprese che conferiscono i rifiuti, cioè Acea Ambiente, Cavallari e Ferrocart. Pronunciamenti rilevanti – e che vanno anche al di là del caso di Le Crete – perché chiariscono che la tutela dell’ambiente e la gerarchia dei rifiuti vengono prima degli interessi economici e dell’autonomia delle imprese.
La programmazione Nel mirino delle imprese erano finiti i provvedimenti con cui l’Auri (l’Autorità umbra rifiuti e idrico) ha programmato i flussi di rifiuti destinati alle discariche regionali per il triennio 2025-2027. In sostanza, Auri ha fissato limiti precisi ai quantitativi di rifiuti conferibili nelle principali discariche umbre, tra cui Le Crete, con l’obiettivo di ridurre progressivamente il ricorso allo smaltimento finale e di allinearsi agli obiettivi ambientali fissati a livello nazionale ed europeo.
Discarica ultima opzione Il Tar ha ritenuto questa impostazione pienamente legittima. Nelle sentenze si ricorda che lo smaltimento in discarica rappresenta l’ultima opzione nella gestione dei rifiuti e che deve essere ridotto il più possibile. Un principio richiamato in modo esplicito dai giudici, secondo cui «lo smaltimento in discarica è attività residuale dopo la prevenzione, il riciclaggio e il recupero, in ragione delle inevitabili criticità in termini di maggiore inquinamento ambientale». Da qui discende la possibilità, per Regione e Auri, di programmare e limitare i conferimenti, anche quando questo incide sulle legittime aspettative economiche dei gestori.
La tenuta del sistema Un passaggio centrale della sentenza riguarda Orvieto Ambiente e in particolare la natura vincolante della pianificazione regionale. Secondo il Tar, il Piano regionale dei rifiuti non contiene semplici stime, ma scelte precise che servono a garantire la tenuta complessiva del sistema. Consentire conferimenti maggiori, soprattutto di rifiuti speciali o provenienti da fuori regione, significherebbe ridurre la vita utile della discarica e compromettere la capacità dell’Umbria di smaltire i propri rifiuti in futuro.
Impianto minimo In questo quadro si inserisce anche la classificazione della discarica di Le Crete (che a fine 2027, secondo Auri, potrebbe avere una capacità residua di 104mila metri cubi) come «impianto minimo», cioè come struttura ritenuta indispensabile per assicurare la chiusura del ciclo dei rifiuti a livello regionale. Una scelta che, spiegano i giudici, comporta conseguenze precise. In presenza di carenze impiantistiche, si legge nella sentenza, «le Regioni individuano gli impianti “minimi” e operano una sostanziale acquisizione al sistema pubblicistico di impianti operanti in regime di libera concorrenza». In altre parole, anche un impianto privato può essere assoggettato a regole stringenti su tariffe, quantità e provenienza dei rifiuti, perché deve rispondere prima di tutto a un interesse pubblico.
Le volumetrie Il Tar ha inoltre ritenuto legittima la scelta di riservare una parte delle volumetrie della discarica a favore di territori umbri privi di impianti propri, in nome dei principi di prossimità e autosufficienza. Allo stesso modo, è stata considerata coerente la decisione di non permettere che eventuali minori conferimenti di rifiuti urbani vengano compensati con un aumento di rifiuti speciali, soprattutto se provenienti da fuori regione. La priorità, ribadiscono i giudici, resta lo smaltimento dei rifiuti prodotti in Umbria.
Interesse indiretto Per quanto riguarda invece Acea Ambiente, Cavallari e Ferrocart, i loro ricorsi sono stati dichiarati inammissibili perché privi di un interesse diretto: il Tar ha infatti sostenuto che la loro posizione è solo indiretta e dipende dai rapporti commerciali con il gestore della discarica. La programmazione dei flussi, per il Tar, non incide direttamente sui loro diritti, ma semmai sulle scelte imprenditoriali di Orvieto Ambiente. Per questo, il loro interesse è stato definito «riflesso» e non sufficiente a giustificare un ricorso autonomo. Pur non entrando in questo caso nel merito, la magistratura amministrativa ha sottolineato che le stesse ragioni che hanno portato al rigetto del ricorso del gestore valgono anche per le imprese che utilizzano l’impianto: la pianificazione pubblica e la tutela dell’ambiente non possono essere subordinate alla concorrenza o alle convenienze di mercato.
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