A Maimone 2026: a Samugheo il rito antico del Carnevale sfida la pioggia – Foto e Video
Samugheo
Tra volti pasticciati di cenere, goliardia irriverente e l’abbraccio dei popoli, l’edizione 2026 si conferma un appuntamento travolgente
La pioggia non ha fermato il carnevale antico di Samugheo. Nonostante il cielo plumbeo, molti – ombrello alla mano – hanno affollato le strade del paese del Mandrolisai per assistere al passaggio delle maschere tradizionali e dei loro riti ancestrali. Questa edizione ha confermato Samugheo come centro del carnevale antico in provincia di Oristano, capace di trasformare il maltempo in una cornice ancora più suggestiva e drammatica per le sfilate.
Il cuore pulsante dell’evento è stato lo scambio culturale. Le maschere del carnevale di Tricarico, tra i più importanti della Basilicata, e gli Skoromati, figuranti di Podgrad in Slovenia, hanno portato colori e suoni tra i vicini di casa sardi. Per entrambi si è trattato di un gradito ritorno, consolidando quel dialogo che da decenni vede A Maimone in prima linea nella valorizzazione delle tradizioni europee.
Insieme a loro, l’esercito dei figuranti sardi ha dato vita a un mosaico di pelli, corna e campanacci. A fare gli onori di casa sono state le figure del carnevale locale: dai Mamutzones a S’Urtzu e Su Omadore, fino a Minchilleo e Su Tragacorgios.
Ciò che rende unico il carnevale di Samugheo non è solo la sfilata, ma l’annullamento delle distanze tra maschera e spettatore. L’elemento visivo più potente è stato il coinvolgimento totale del pubblico: pochi sono rimasti immuni alla “benedizione” del carnevale. Le facce dei figuranti, pasticciate con grasso e cenere, sono diventate il marchio di fabbrica della giornata. Con gesti rapidi e goliardici, le maschere hanno annerito i volti dei visitatori.
Tra una carica di S’Urtzu e il tintinnare ritmico dei campanacci non sono mancati momenti di puro teatro popolare. Carri improvvisati e situazioni al limite del grottesco hanno scatenato l’ilarità della folla, dimostrando che il carnevale è sì rito sacro, ma anche irriverente sberleffo.
L’edizione 2026 si chiude con un bilancio estremamente positivo. La resistenza dei figuranti sotto la pioggia e il calore di una folla pronta a sporcarsi di cenere testimoniano la vitalità di una tradizione che non vuole diventare un museo statico, ma restare un’esperienza viva, tattile e profondamente umana.
Domenica, 8 febbraio 2026
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