The Molotovs – Wasted On Youth
È finalmente arrivato l’attesissimo momento dell’uscita del primo full-length dei Molotovs.
La band dei fratelli Mathew e Issey Cartlidge ha ricevuto attestati di stima da parte dei Green Day e ha aperto concerti per Sex Pistols, Libertines e Blondie e i loro memorabili live-show, a cui abbiamo avuto la fortuna di assistere, hanno già incendiato i club inglesi ed europei.
“Wasted On Youth”, pubblicato dalla Marshall Records, viene definito dal gruppo londinese come un album “costellato di temi di consapevolezza sociale e politica” e poi come “traboccante di speranza ed energia giovanile“.
Registrato al Marshall Studio, il disco è stato prodotto da Jason Perry (Don Broco, Trash Boat) e non nasconde le pur numerose e nostalgiche influenze della formazione inglese passando dal punk fino alle ovvie influenze british.
Incominciamo la nostra breve analisi con “Daydreaming” che affonda le sue radici nel brit-pop con quelle sue chitarre che hanno ben più di qualcosa in comune con i fratelli Gallagher, ma il risultato è davvero bello, trascinante e maestoso, in particolare nel coro, con le splendide melodie che innalzano il livello del brano e i vocals di Mathew che invece sono ricchi di passione.
Le frecce nell’arco della band di stanza a Londra, pur in poco più di mezz’ora, sono davvero numerose e possiamo citare anche la successiva “More More More”: chitarre fulminanti, un livello di adrenalina incredibile e il ritornello, incredibilmente catchy, è un vero invito al pogo.
In mezzo a questo caos sonoro troviamo, però, anche momenti più riflessivi e rilassati come la bellissima “Nothing Keeps Her Away”: Mathew rallenta il tono e ci regala un momento tra il romantico e il malinconico, mentre Issey lo supporta con ottimi backing vocals.
In “Geraldine” non manca l’energia, ma questa volta i fratelli Cartlidge non spingono troppo sull’acceleratore e mostrano influenze molto british costruite con l’acustica del diciasettenne inglese.
La cattiveria e l’incisività punk ritornano in un brano come “Popstar” che, in poco più di due minuti, attacca e conquista il punto ferocemente e rimanendo sempre sul punto con un’intensità notevole e scelte melodiche accattivanti che sanno conquistare anche l’ascoltatore più occasionale.
“Today’s Gonna Be Our Day” chiude il disco con altre evidenti citazioni british, ma risulta comunque catchy, allegra e irresistibile e include anche un ottimo lavoro a livello strumentale da parte dei due fratelli e del fido batterista Noah Riley, che li accompagna anche nei loro live-show.
I detrattori diranno sicuramente che “Wasted On Youth” è un album derivativo e infatti, come dicevamo poco sopra, le loro influenze sono chiare e la band inglese non le nasconde mai, ma allo stesso tempo è un disco fresco, istintivo e che sa rileggere il tutto in chiave moderna: un debutto frizzante e molto intenso per una band giovanissima che ha davanti una carriera senza dubbio importante.
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