Searows – Death In The Business Of Whaling
C’è sempre stato qualcosa di magico nella musica di Alec Duckart, un certo modo di analizzare il dolore e il progressivo sfaldarsi dei sentimenti già presente nell’esordio “Guard Dog” e in EP come “End Of The World” e “Flush”, ancora più evidente in questo secondo album.

“Death In The Business Of Whaling” prende il nome da una citazione di “Moby Dick” e Duckart qui sembra inseguire la sua personale e sfuggente balena bianca. Un album registrato poco fuori Seattle e co – prodotto da Trevor Spencer abile nel trovare i giusti equilibri sonori tra atmosfere alt folk e indie rock.
Brani intimi e epici allo stesso tempo, l’intensità non viene mai meno in quarantadue minuti che ricordano Daughter Phoebe Bridgers o i Big Thief di Adrianne Lenker per la profondità e il continuo alternarsi di emozioni. Un viaggio propiziato dal banjo e contrabbasso che arricchiscono l’arrangiamento di “Belly Of The Whale”.
Tagliente introspezione, catartica quiete quella di “Kill What You Eat” e “Dirt”, coinvolgenti e irresistibili le melodie di “Photograph Of A Cyclone” mentre in “Dearly Missed” il ritmo si alza progressivamente tra incalzanti chitarre elettriche e l’atmosfera diventa più grintosa e drammatica in attesa del colpo di scena che immancabilmente arriva.
Resta un disco sofferto il secondo di Searows come dimostrano “Hunter”, le più riflessive “Junie”, “In Violet” e “Geese”. Sofferto e estremamente affascinante per la maturità dei suoni e di testi che procedono per accenni, dettagli, improvvise rivelazioni, tratteggiando storie dolorose e di grande passione che rendono “Death In The Business Of Whaling” decisamente coinvolgente.
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