Mondo

Iran, nuova condanna per Narges Mohammadi: sei anni di carcere alla Nobel per la Pace che sfida il regime

Narges Mohammadi, la celebre attivista per i diritti delle donne, è stata condannata a sei anni di carcere da un tribunale iraniano. La sentenza, resa nota dall’avvocato della donna, arriva mentre Mohammadi è già detenuta in carcere con pene cumulative che superano gli oltre 13 anni di detenzione e diverse condanne in più procedimenti. La vicenda riaccende la discussione globale sulla repressione di Teheran contro dissidenti, attivisti e voci critiche del regime.

Una condanna che scuote la comunità internazionale

Narges Mohammadi, 53 anni, è una delle più note attiviste iraniane per i diritti umani e dei diritti delle donne. Laureata in fisica e attivista dagli anni ’90, è stata arrestata più volte per decenni e condannata a diversi anni di carcere, oltre a punizioni corporali come le frustate.

Nel 2023 le è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace, un riconoscimento che ha sottolineato la sua instancabile opposizione all’oppressione delle donne in Iran e il suo impegno nella difesa dei diritti umani e della libertà. La giuria di Oslo ha voluto con questo premio dare voce alla più ampia lotta della società iraniana, soprattutto delle donne e dei movimenti pacifici di protesta emersi dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022.

Nonostante fosse già in carcere al momento dell’assegnazione del Nobel, Mohammadi è riuscita a inviare messaggi dal carcere e a far conoscere la sua visione di speranza per la resistenza pacifica. La sua elezione a premio Nobel ha avuto un impatto internazionale, con reazioni da leader mondiali che ne hanno evidenziato il significato politico e simbolico.

Condanne ripetute, accuse di propaganda e repressione

La nuova sentenza di sei anni si aggiunge a un complesso mosaico di processi e condanne che si sono susseguiti nel corso degli anni contro Mohammadi. l’attivista è stata arrestata almeno tredici volte, accusata di reati come “propaganda contro il sistema” e “collusione contro la sicurezza nazionale”.

Questi processi non sono isolati: nel corso degli ultimi anni diverse sentenze e detenzioni sono state contestate da gruppi internazionali come Amnesty International e dall’Unione Europea, che hanno denunciato le accuse politiche e la mancanza di garanzie di un giusto processo. Organizzazioni per i diritti umani hanno inoltre espresso profonda preoccupazione per le condizioni di detenzione, inclusa la negazione di cure mediche per le patologie di cui soffre.

La condanna di Mohammadi si inserisce in un quadro più ampio di repressione in Iran, dove altri attivisti, giornalisti, artisti e critici del regime continuano a essere incarcerati o perseguiti.

Dalla detenzione alla protesta in carcere

Negli ultimi mesi il caso di Mohammadi ha assunto una dimensione ancora più drammatica, non solo per la nuova condanna inflittale, ma anche per le condizioni della sua detenzione. Secondo quanto riportato, l’attivista avrebbe avviato uno sciopero della fame dal carcere, trasformando la sua protesta in un gesto politico e simbolico che richiama l’attenzione sulla repressione interna del regime. La scelta di Mohammadi, descritta dai suoi sostenitori come un atto estremo di resistenza, si inserisce in una lunga storia di prigionieri politici iraniani che hanno ricorso a scioperi della fame per denunciare isolamento, mancanza di cure e violazioni dei diritti fondamentali.

Mohammadi, già nota per aver sofferto in passato di problemi cardiaci e complicazioni fisiche legate alla detenzione, sarebbe stata sottoposta a condizioni considerate “allarmanti” da familiari e attivisti.

Diversi report hanno evidenziato la preoccupazione per l’accesso limitato alle cure mediche e per il trattamento riservato ai detenuti politici, un tema su cui organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch hanno spesso richiamato l’attenzione, denunciando un modello ricorrente: il carcere come strumento di punizione non solo giudiziaria, ma anche fisica e psicologica.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »