Calabria

Catanzaro, i giudici della Corte d’Appello: «Alli era una miniera d’oro ma i fondi finivano altrove»

Una “miniera d’oro” i cui fondi però sono stati «interamente dirottati altrove, senza invece provvedere alle spese necessarie per l’impianto». Poche parole che possono ben spiegare la complessa vicenda dell’impianto per il trattamento di rifiuti di Alli, una straordinaria opportunità divenuta poi una vera e propria bomba ecologica e che adesso si appresta a vivere un nuovo rilancio. A metterlo nero su bianco sono stati i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro nella sentenza del processo di secondo grado nato dall’inchiesta “Pecunia non olet”. Con quell’indagine nel 2011 Guardia di Finanza e Procura della Repubblica sequestrarono beni per un valore di 90 milioni e svelarono gli illeciti nella gestione dell’impianto.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale

 


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