“Scelta grave e miope, a rischio servizi essenziali e coesione sociale”

“Non è una questione simbolica o di etichette – prosegue l’esponente di opposizione – ma di risorse vitali: sanità territoriale, servizi scolastici, sostegno alle famiglie, agricoltura, messa in sicurezza del territorio. Con questa decisione, decine di amministrazioni si troverebbero improvvisamente senza strumenti economici indispensabili, con un impatto diretto sulla tenuta sociale delle comunità”.
Secondo Menna, la scelta appare ancora più paradossale alla luce delle stesse politiche regionali: “Da un lato la Regione incentiva la costituzione di Unioni montane e di forme associative tra Comuni, dall’altro rischia di privare molti enti dei requisiti necessari per farne parte, generando uno spreco enorme di risorse, tempo ed energie”.
Il consigliere regionale sottolinea inoltre che l’esclusione dallo status di Comune montano comporterebbe automaticamente l’impossibilità di accedere a fondi nazionali strategici, come quelli destinati agli interventi di messa in sicurezza, all’acquisto di mezzi per i servizi essenziali e al sostegno delle infrastrutture locali. “Si tratta di milioni di euro che verrebbero sottratti a territori già segnati da spopolamento e carenza di servizi”, dice.
“Gravissime – aggiunge Menna – sarebbero anche le ricadute sul sistema scolastico: la perdita dei requisiti agevolati per l’autonomia degli istituti comporterebbe l’allontanamento dei servizi educativi, un ulteriore colpo alla coesione sociale e un potente incentivo all’abbandono dei piccoli centri”.
“Prima di qualsiasi riduzione del numero dei Comuni montani – conclude Menna – la Regione e il Governo hanno il dovere di prevedere misure compensative e risorse alternative per chi viene escluso. In caso contrario, non si tratterà di una riforma, ma dell’ennesimo taglio mascherato ai danni delle aree interne e delle comunità più fragili dell’Abruzzo”.
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