«Non torni viva a casa, finisci in coma». Messaggi choc sulle chat intercettati dai genitori: ma che gioventù abbiamo?
SENIGALLIA «Non tornerai a casa viva», «ti mando in coma» e altre minacce di questo tipo sono state trovate dai genitori negli smartphone dei figli adolescenti. Non è da sottovalutare la componente femminile che, in quanto ad aggressività, sta raggiungendo quella maschile. Sì, anche le ragazze alzano le mani. Sono in corso delle indagini da parte della polizia anche verso due bulle che avrebbero picchiato un’altra ragazzina.
Quadro da brividi
A volte basta davvero uno sguardo di troppo o male interpretato per attivare una spedizione punitiva. Una lezione da dare per pretendere rispetto e far vedere chi comanda. Ieri ricorreva la Giornata internazionale contro il bullismo e il quadro emerso nell’ultima settimana su questo delicato tema è davvero allarmante: un’esplosione di aggressività che sfocia nella criminalità. La baby gang di piazza Garibaldi, che minaccia per soldi, non è la sola a preoccupare i genitori, perché soprattutto il sabato sera ci sono bande che si affrontano nel parterre della Rocca Roveresca, dove si danno appuntamento per chiarimenti che finiscono a calci e pugni. «Non è solo piazza Garibaldi – racconta una madre che si è rivolta alle forze dell’ordine – ci sono anche la Rocca e la stazione. Veri e propri ritrovi dove si organizzano risse e agguati, prevalentemente nel weekend. I pretesti sono sempre gli stessi: Che cos’hai da guardare? Hai guardato il mio tipo? Mi hanno detto che parli male di me. Non solo ragazzi, sono anche femmine, appena tredicenni, spesso con famiglie assenti e già noti a servizi sociali e forze dell’ordine. Le baby gang sembravano lontane da Senigallia, destinate solo alle grandi città, invece io ho il terrore di mandare in giro i miei figli». Racconta anche le minacce che circolano sui telefoni. «Inizia tutto su quei maledetti cellulari: insulti, minacce, appuntamenti, gruppi organizzati – aggiunge -. Parlano di coltelli, di non farti tornare a casa viva, di mandarti in coma, di venirti a prendere sotto scuola. Ho segnalato e chiesto più controlli in questi luoghi alle forze dell’ordine e dico anche a voi genitori: controllate quei telefoni perché è lì che nasce tutto e da lì potete capire se i vostri figli sono vittime o (e non so cosa sia peggio) sono bulli».
La proposta
Maurizio Perini, coordinatore di Azione fa una proposta. «È un tema che ci viene richiamato da molti genitori preoccupati. Chiediamo intanto il controllo del territorio per prevenire fenomeni in cui possono essere coinvolti minori. Nei weekend i giovani si raccolgono in centro e questo implica la necessità di presenze discrete di volontari di associazioni che possano evidenziare situazioni anomale. Dobbiamo creare in ambito di servizi sociali un percorso privilegiato che consenta ai genitori di comprendere se i figli siano vittime di bullismo o responsabili di comportamenti di sopraffazione nei confronti di altri. Dobbiamo alzare l’asticella perché questa società corre a una velocità che la politica in questo momento non ha». Suggerisce quindi di coinvolgere le associazioni di volontariato come sentinelle della movida adolescenziale per supportare le forze dell’ordine.




