Genoa vietato ai deboli di cuore: tante le partite decise negli ultimi minuti con umori contrastanti

Maledetti rigori e maledetti ultimi minuti. Senza queste situazioni a sfavore, il Genoa avrebbe 9 punti in più. Al momento sarebbe ottavo, al pari di Lazio e Udinese, con ben 15 lunghezze dal terz’ultimo posto.
Di giorno tesseva la tela, di notte la disfava. Un Genoa come Penelope. Per i rossoblù quello degli minuti finali comincia a diventare uno spauracchio. Contro il Napoli è solo l’ultimo degli esempi.
Una prestazione importante contro i campioni d’Italia, con il pareggio praticamente in cassaforte e con merito. Punti portati a casa? Zero, tutto a causa di un episodio. Gli uomini di Conte festeggiano, quelli di De Rossi “rosicano” (per dirla alla maniera del tecnico romano).
Ammesso che il rigore assegnato su Vergara era dubbio, non trattandosi di vero e proprio “step-on-foot” visto che Cornet (comunque molto ingenuo) sfiora e non pesta il piede del calciatore partenopeo, tutto nasce da una situazione da evitare in partenza.
Su un lancio lungo dalle retrovie campane, Ostigaard si stava nuovamente occupando di gestire l’1 vs 1 con Hojlund e, facendo scorrere la palla e tenendo la posizione, va al colpo di testa all’indietro aspettandosi l’uscita di Bijlow che però non arriva. Grave errore di comunicazione e lettura del gioco, l’angolo regalato alla fine costerà carissimo. Questo è l’episodio primordiale, una gestione di squadra poco lucida.
Sono quegli ultimi venti minuti fatidici per un allenatore, per una squadra e per uno stadio intero che aspetta la fine con trepidazione quando ha un parziale positivo in pugno. I minuti dove un esperto Max Allegri urla a più non posso e, talvolta, si toglie la giacca: iconico il gesto a Carpi al suo primo ciclo alla Juventus.
Sia chiaro, il Genoa ha fatto bene a provare a vincerla trovandosi in vantaggio numerico. Però poi il calo c’è stato ed è in quei momenti della partita che spesso si decide il risultato di una partita tirata. “La lettura va fatta un pochino meglio”, ha confermato infatti DDR in conferenza stampa.
I gol subiti al novantesimo o oltre pesano come macigni: Bologna al 99’, Torino al 90’, Atalanta in campionato al 94’ con Hien, Milan al 92’ con Leao, Lazio ancora al 99’ su rigore di Cataldi (dopo aver pareggiato al 75′ con Vitinha).
Episodi diversi, ma tutti con lo stesso copione, spesso accompagnati da occasioni sprecate come il rigore fallito da Stanciu al 99’ contro il Milan. Ma non finisce qui. Vanno aggiunti anche i punti persi per il rigore sbagliato da Cornet contro il Parma. Stagione da incubo per il calciatore ivoriano, riaccolto con aspettative che non sono state rispettate sul campo.
Se il Genoa fatica a gestire i finali di partita in cui è in vantaggio, è altrettanto vero che ha dimostrato la forza di ribaltare le situazioni di svantaggio.
Per fare qualche esempio: la rimonta al Bologna di qualche settimana fa aperta da Ekuban (78′) e chiusa da Messias (91′), il gol del pari al 83′ a Cagliari di Martin (al ritorno in casa vittoria ipotecata tra 75′ e 78′), con Norton Cuffy al 83′ per il gol vittoria a Udine, quello di Ostigaard a Reggio Emilia al 93′ per poi arrivare a quando in panchina c’era Vieira e lo stesso Ekuban firmava il pari a Como al 91′.
I punti conquistati in questo modo sono 8, comunque una bella boccata di ossigeno che lascia a debita distanza la zona retrocessione.
Quindi, tra bonus e malus in un totale di 11 partite, ballano sui 17 punti. Bene la reazione, male la gestione.
Insomma, quando si guarda il Genoa vietato abbandonare gli spalti o spegnere il televisore.




