Bando infermieri: solo sei per l’Asp di Reggio. Proteste dei comitati
Solo sei infermieri per quattro ospedali assegnati a Reggio Calabria attraverso il bando regionale di mobilità per 349 infermieri; proteste in corso
REGGIO CALABRIA – Sei infermieri per quattro presìdi ospedalieri. È questo il fabbisogno assegnato all’Asp di Reggio Calabria nell’ambito dell’avviso regionale di mobilità per 349 infermieri destinati all’intero territorio calabrese. Un numero che, secondo comitati e cittadini, non risponde alle reali necessità del territorio e riaccende il dibattito sulla gestione della sanità regionale.
«È semplicemente inaccettabile pensare che sei infermieri possano colmare le carenze strutturali e assistenziali di quattro presìdi ospedalieri come Polistena, Locri, Melito Porto Salvo e Gioia Tauro», denuncia Marisa Valensise, coordinatrice del Comitato a tutela della Salute. «Una scelta del tutto scollegata dalla realtà quotidiana dei reparti». Il dato appare ancora più critico se rapportato alla situazione già fragile di molte unità operative: «In alcuni reparti, come Ortopedia e Traumatologia, il personale infermieristico fatica a garantire la copertura dei turni ordinari, rendendo evidente la distanza tra le decisioni assunte e le esigenze quotidiane dell’assistenza».
A rendere il quadro ancora più paradossale è il confronto interno alla stessa Calabria. Anche considerando i 21 infermieri previsti per il Gom di Reggio Calabria, i numeri restano nettamente inferiori rispetto a quelli assegnati ad altre aziende sanitarie calabresi, senza che emergano criteri chiari nella ripartizione delle risorse, ma il divario diventa ancora più evidente nel confronto con altre regioni. In Puglia sono stati banditi concorsi per 1000 Oss e 1000 infermieri, mentre la Liguria ha previsto oltre 600 nuove assunzioni, in Calabria, invece, il numero complessivo si ferma a 349 infermieri. Una situazione che alimenta un diffuso senso di marginalizzazione.
«Ancora una volta la Calabria viene trattata come una terra di serie B, come se i cittadini calabresi fossero figli di un Dio minore», afferma Valensise. Accanto alla denuncia dei numeri, emerge una riflessione più ampia sul significato del diritto alla salute, che non dovrebbe conoscere confini geografici né differenze sociali. «Per molti è naturale, scontato, ereditato alla nascita. Per noi calabresi no», sottolinea l’attivista. «Questa è una battaglia di dignità, non di campanile. Una battaglia che riguarda tutti, perché la malattia non chiede il permesso e non guarda il codice postale». Infine, l’appello a non abbassare la guardia: «Aiutateci a svegliare le coscienze.
Perché il silenzio uccide quanto l’assenza di servizi. Noi – conclude Valensise – finché avremo voce, continueremo a indignarci. E a lottare». Ed è prevista per questa mattina a Polistena (Piazza della Repubblica) e pomeriggio a Cinquefrondi (Piazza della Repubblica), la raccolta firme, promossa dal comitato per difendere la salute pubblica: «La sanità non è un privilegio, è un diritto di tutti. Sosteniamo la medicina di prossimità e la rete ospedaliera. Difendiamo la salute oggi per garantire un futuro domani. Difendiamo la salute di tutti, perché non vogliamo morire di mancata sanità».
Source link



