Rinnovabili e vuoto normativo: i rischi per la Sardegna. Da Oristano un documento per la Regione
Oristano
Esperti e associazioni chiedono una transizione giusta che tuteli paesaggio e imprese
La Sardegna rischia di subire un’installazione massiccia e poco governata di impianti da fonti rinnovabili. È il quadro delineato ieri nel corso del convegno sull’energia strategica promosso da diverse associazioni oristanesi, durante il quale il costituzionalista Giovanni Coinu, del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Cagliari, ha ricostruito le origini normative e istituzionali del problema.
Secondo Coinu, tutto nasce dalle scelte dell’Unione Europea, che ha qualificato le fonti rinnovabili come interesse pubblico prevalente, vincolando di fatto Stati e Regioni.
“L’Italia aveva inizialmente esercitato il margine lasciato dall’Ue con il decreto Draghi, che riconosceva alle Regioni uno spazio per individuare le aree idonee”, ha spiegato il costituzionalista. “Uno spazio che la Sardegna ha provato a utilizzare con la legge 5 del 2024, la cosiddetta moratoria, e con la successiva legge 20, pensata per tutelare il paesaggio”.
Entrambe le norme, però, sono state impugnate dal Governo e dalle società energetiche. La Corte costituzionale ha chiarito che le Regioni possono sì bilanciare sviluppo delle rinnovabili e tutela del territorio, ma non introdurre divieti generalizzati. Nel frattempo, il Tar del Lazio ha annullato la parte del decreto che lasciava margini decisionali alle Regioni.
A quel punto è intervenuto il Governo con il decreto legge 175 che, secondo Coinu, cancella di fatto ogni spazio di decisione regionale. “Così la Sardegna rischia di trovarsi senza strumenti per governare l’impatto delle rinnovabili sul proprio territorio”, ha avvertito.
Il convegno, ospitato nella sala dell’Union Fidi di Confcommercio, si era aperto con l’intervento di Giampiero Vargiu, ingegnere esperto di energie e presidente dell’associazione Oristano Oltre. “Abbiamo promosso questa iniziativa perché pensiamo che la transizione energetica sia un atto d’amore verso la nostra terra», ha detto. «Oggi si parla sempre più di transizione economica, perché è un tema che riguarda tutti: lo sviluppo sostenibile, la salute dei territori, delle imprese, la qualità della vita. La Sardegna può produrre la propria energia dal cielo e dalla terra e illuminare le case senza ferire il paesaggio”.
È stato poi il turno di Alfonso Damiano, professore ordinario di Ingegneria dell’energia elettrica all’Università di Cagliari, che ha analizzato il contesto energetico regionale, soffermandosi in particolare sul sistema dei trasporti.
“Nel 2024 il trasporto terrestre in Sardegna resta fortemente legato ai combustibili fossili, con una netta prevalenza della mobilità su gomma rispetto a quella su ferro”, ha spiegato.
I dati elaborati dall’Università di Cagliari mostrano come il trasporto stradale concentri quasi interamente i consumi energetici, mentre quello ferroviario mantiene un ruolo marginale. “I convogli ferroviari tradizionali coprono oltre 6,4 milioni di chilometri percorsi, pari a quasi il 90% del totale, mentre la metropolitana leggera si ferma a circa 745 mila chilometri, poco più del 10%”, ha precisato Damiano.
Ancora più marcata è la dipendenza dai carburanti tradizionali: gasolio e benzina rappresentano oltre il 98% dei consumi energetici del comparto dei trasporti terrestri, per un totale di 1.122 ktep. L’elettrico e il GPL restano residuali, così come il contributo del trasporto ferroviario ai consumi complessivi.
“La ripartizione per tipologia di trasporto mostra infine come il trasporto privato su gomma assorba quasi tutta l’energia utilizzata, lasciando al trasporto pubblico una quota marginale”, ha concluso Damiano. “Un quadro che restituisce un sistema ancora lontano dagli obiettivi di decarbonizzazione e che impone di accelerare sull’elettrificazione, sul rafforzamento del trasporto pubblico e su modelli di mobilità più sostenibili”.
L’ingegnere Guido Sanna, esperto di energia della società Elios, ha invece concentrato il suo intervento sull’efficienza energetica e sul ruolo delle Comunità energetiche rinnovabili. In particolare, ha illustrato il funzionamento del Conto Termico 3.0, che non sostituisce le CER ma ne rafforza l’efficacia intervenendo sulla riduzione dei consumi termici, affiancandosi agli incentivi del decreto Cacer, dedicati alla produzione e condivisione di energia elettrica.
“Le Comunità rinnovabili possono avere un ruolo operativo centrale, supportando cittadini e imprese anche nell’accesso agli incentivi del Gse”, ha spiegato Sanna. “Il vantaggio è duplice: interventi agevolati su pompe di calore e solare termico e tempi di ritorno degli investimenti più rapidi. In Sardegna, grazie alle condizioni climatiche favorevoli, l’integrazione tra CER, Conto Termico ed efficienza energetica rappresenta una leva strategica2.
A chiudere i lavori è stato l’assessore regionale dell’Industria Emanuele Cani. “Lavoriamo perché in Sardegna ci sia una transizione energetica giusta”, ha detto. “La grande risorsa del vento e del sole non deve favorire solo le grandi società nazionali, ma soprattutto i cittadini e le imprese sarde”.
Secondo l’assessore, iniziative come quella di Oristano consentono di approfondire il tema e confrontarsi con esperti e docenti universitari. “I dati presentati, come quelli illustrati dal professor Damiano, ci aiutano a fare il punto sulla situazione e a valutare anche punti di vista differenti”.
Nel corso del dibattito, Giampiero Vargiu ha infine annunciato la stesura di un documento condiviso da tutte le associazioni presenti, che raccoglierà le proposte emerse durante il convegno e sarà inviato alla Presidenza della Regione e al Consiglio regionale.
Sabato, 7 febbraio 2026
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