Politica

La Lega contro i cambi di casacca. Vannacci: “Altri mi seguiranno”

CHIAVARI – Il sipario chiude in un crescendo. Con un’ode agli eroi dimenticati della Decima Mas e una tirata contro chi cancella la storia o, ancora peggio, a chi limita la libertà di pensiero. Eccolo Roberto Vannacci sul palco. Ancora una volta, al termine della settimana dello strappo e del decollo della sua nuova creatura. Adesso sta arringando la piccola folla ligure accorsa ad acclamarlo. Appare assai compiaciuto. Del resto, è il suo momento e ne sembra piuttosto consapevole. «C’è chi, in Europa, viene boicottato perchè accusato di essere filo-putiniano. Anche se non è vero – precisa con forzata enfasi – E poi, che colpa sarebbe? La verità è che siamo sempre più vicini al pensiero unico, quello del 1984 di Orwell».

Il partito è nato, con la registrazione dello Statuto. Ora si tratta di reclutare le truppe. L’eurodeputato che sogna di veleggiare sui mari neri dell’estrema destra continentale, dopo l’atto di fondazione di Futuro Nazionale – firmato ieri mattina – parte da Chiavari. È ospite, nel pomeriggio, dell’associazione “Conservatori per il Tigullio”. In mezzo, deve incassare la controffensiva della Lega che annuncia una proposta di legge per modificare l’articolo 67 della Costituzione. Una norma definita “anti-traditori” che prevede l’immediata decadenza dei parlamentari che cambiano casacca. Un vecchio pallino di Salvini e dei suoi (per la verità di tutti i leader della politica italiana di volta in volta traditi dai loro dirigenti) adesso messo nero su bianco, benché con scarse chances di successo in Parlamento. Non fosse altro perché siamo a un anno dalla fine della legislatura.

Dopo l’immediata uscita in avanscoperta del fedelissimo Edoardo Ziello, che definisce l’idea “un boomerang per la Lega”, il generale, acclamato come una star dai 250 fan all’intero dell’Auditorium San Giovanni (chiesa sconsacrata nel cuore della cittadina non distante da Genova) replica senza scomporsi agli ex compagni di strada. «La Costituzione parla chiaro: ogni rappresentante della nazione rappresenta la nazione stessa. Con questa legge – attacca – non faremmo altro che dare ancora più potere ai partiti che hanno già eliminato le preferenze, impedendo agli elettori di scegliere chi votare. Sarebbe l’ennesimo tradimento della sovranità del popolo».

Il richiamo al popolo viene evocato incessantemente, da Vannacci, nell’ora e mezza di intervista, trasformata col passare dei minuti in un vero e proprio comizio, con toni da proclama. L’ex generale scalda i cuori già predisposti di una platea in cui il nero, nel senso cromatico del termine, predomina.

I programmi sono chiari e le parole d’ordine ben note: tradizione e identità su tutte. Ma Vannacci non può fare a meno che tornare sul divorzio da Salvini che, par di capire dalle reazioni in sala, viene salutato come una liberazione. «Me ne sono andato perchè non si può stare con chi al mattino vuole abolire la legge Fornero e poi la inasprisce, con chi dice “basta armi all’Ucraina” e poi vota nuovi invii». È un botta e risposta ormai quotidiano con il capo leghista che lo taccia di alto tradimento.

E comunque, assicura, un pragmatico come lui non poteva accontentarsi «di un ruolo da vicesegretario, poco più che onorario, senza alcun potere». L’asso nella manica sarà la “remigrazione”, presentata qui in versione soft. «L’ambizione di chi lascia il proprio paese è sempre quella di ritornarvi. E noi dovremo creare strumenti per aiutarlo». Sarà una delle parole chiare della campagna in giro per l’Italia che Vannacci ha appena iniziato.


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