Un indagato per la morte di Emanuele e Nico, i vigili del fuoco annegati durante un’escursione a Pennapiedimonte

Come anticipato dal quotidiano Il Centro e poi dall’Agi, il direttore del Parco nazionale della Maiella, Luciano Di Martino, ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari con l’ipotesi di omicidio colposo.
La tragedia alla forra dell’Avello, nella primavera dell’anno scorso, colpì moltissimo l’intera regione e in particolare Chieti e Guardiagrele, città d’origine dei due vigili del fuoco. Secondo quanto emerso dal racconto dei due amici che erano riusciti a mettersi in salvo, il quartetto era sceso nell’angusto canyon che scende a strapiombo sul torrente Avello. Un’esercitazione fuori dal servizio, condotta in sicurezza e con l’esperienza e le precauzioni di ogni intervento.
Dieci mesi dopo, la tesi della procura di Chieti è che quella tragedia si sarebbe potuta evitare se ci fossero stati la segnaletica adeguata e un divieto d’accesso in una zona considerata pericolosa.
Dunque, è l’ipotesi di chi indaga, la mancata chiusura dell’area e l’assenza di cartelli ufficiali che segnalassero il rischio sarebbero riconducibili alla responsabilità dell’ente parco. Un’omissione che, per l’accusa, avrebbe contribuito a determinare l’incidente che ha portato alla morte dei due vigili del fuoco.
L’indagine ha inoltre evidenziato la presenza, all’ingresso della forra, di segnaletica non ufficiale, realizzata da appassionati, che indicava il canyon come praticabile per il torrentismo. Indicazioni che, secondo la procura, avrebbero dovuto essere rimosse perché fuorvianti.
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