Sei Nazioni, nel diluvio romano l’Italia «apre» battendo la Scozia
ROMA – Ci è voluta anche una resistenza finale di cinque minuti, con gli scozzesi che, partendo dalla loro metà campo, erano arrivati a una quindicina di metri dalla linea di meta italiana. Ventinove fasi di gioco per gli ospiti, e gli Azzurri – pur arretrando – continuavano a difendere senza commettere fallo. La beffa, dopo avere condotto per tutta la partita, è stata sventata ingabbiando gli avversari, rendendo ingiocabile l’ultimo pallone. Sul 18-15 (primo tempo 15-7) l’arbitro neozelandese Ben O’ Keeffe fischia la fine e l’Italia può gioire per una vittoria ultra-meritata, ottenuta con la testa e con uno spirito di sacrificio non indifferente.
I numeri parlano: la Scozia ha avuto un 65% di possesso palla, e per il 69% del tempo ha giocato nella nostra metà campo, ma alla fine quelli che sono normalmente i presupposti per una vittoria sono stati vanificati dagli Azzurri, grazie a una mole notevole di placcaggi (188, più del doppio di quelli effettuati dagli avversari) e a un’attitudine che ha quasi sempre impedito agli ospiti di rendersi davvero pericolosi. Lamaro e soci non hanno avuto numerose occasioni, ma hanno saputo sfruttare al meglio le loro chance. Al resto ha pensato la difesa: anche se nell’ultima mezz’ora abbondante la squadra di Quesada non ha più segnato, il tentativo di rimonta scozzese non è andato oltre una meta segnata da Horne a un quarto d’ora dalla fine.
Questo 18-15 è stato uno dei più bei successi da quando, nel 2000, siamo stati ammessi al Sei Nazioni. Un match condotto nel punteggio dall’inizio alla fine, sotto un cielo che a sua volta è stato in un certo senso protagonista, scaricando in campo una pioggia quasi sempre intensissima. Non era una giornata da rugby spumeggiante, da giocate alla mano, e gli Azzurri hanno interpretato bene il loro piano di gioco, affidandosi spesso a calci alti e ben calibrati.
Due belle mete nel primo quarto d’ora sono state decisive. All’8’ un’azione in velocità ben congegnata, con pallone raccolto da terra, rapida trasmissione del pallone e intelligente calcetto a seguire di Brex: Lynagh arriva per primo, si tuffa sulla palla e plana letteralmente in area di meta.
Una Scozia un po’ presuntuosa sceglie di non cercare la via dei pali con calci “piazzabili”, preferisce ricorrere a rimesse laterali da giocare in attacco: succede due volte, in avvio di partita, e per due volte lo schieramento azzurro ruba la palla. E al 14’ il secondo exploit azzurro: il mediano di mischia Fusco manda il pallone in cielo e a vincere la battaglia aerea è Lynagh. L’azione prosegue con un passaggio doc di Lamaro per Menoncello, che deve “solo” sprintare lungo l’out sinistro. E questa volta Paolo Garbisi trasforma (12-0).
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