«È emergenza educativa. C’è disagio fra i giovani ma gli adulti dove sono?»
ASCOLI In occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, monsignor Gianpiero Palmieri, vescovo delle diocesi di Ascoli e San Benedetto-Ripatransone-Montalto è stato gradito ospite della redazione del Corriere Adriatico, dove ha incontrato gli operatori dell’informazione. Un incontro nel quale l’alto prelato ha affrontato alcuni degli argomenti più delicati del territorio: disagio giovanile, ruolo dei genitori, accoglienza ed immigrazione.
Il questionario
Dopo gli episodi che li hanno visti coinvolti nei giorni scorsi (risse, scritte offensive) monsignor Palmieri ha rivelato che i giovani piceni lamentano «una mancanza di ascolto da parte degli adulti per cui si rivolgono ai loro pari di cui vanno alla ricerca. Latita la relazione con gli adulti, gli insegnanti e il mondo pastorale».
Una situazione che emerge da un’indagine realizzata dall’Istituto Tognolo in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano. Agli studenti delle scuole superiori del Piceno che hanno aderito è stato inviato, via email, un questionario anonimo. L’obiettivo era far emergere le forme di disagio adolescenziale. E circa 900 sono stati gli studenti che hanno risposto. «Ben oltre la campionatura che ci aspettavamo – ha rimarcato il vescovo – e il fatto che colpisce è che questi ragazzi rispondono sempre grazie perché qualcuno li ascolta e si interessa ai loro problemi».
Emergenza educativa
Sollecitato ad intervenire sui casi di violenza tra i giovani e sulle scritte sessiste sui muri di alcune scuole di Ascoli, il vescovo Palmieri parla di emergenza educativa. «Già negli anni Duemila ne parlava Papa Benedetto XVI.
Il mondo adulto è in crisi nell’aspetto genitoriale. Non voglio scaricare tutto sulle famiglie. Chi è padre e madre sa quanto è duro educare un adolescente, però se la tensione educativa degli adulti cala è un disastro. Quando un genitore non accetta fino in fondo il suo ruolo educativo, allora si corre il rischio di avere a che fare con una disgregazione sociale forte. E non è solo un problema di trasmissione della fede alle nuove generazioni. Il problema è molto più grande».
E sui gli atti vandalici alla chiesa di Sant’Angelo Magno, rivela: «Non volevamo essere risarciti, ma chiedevamo solo un colloquio con i genitori di quei ragazzi che ancora non conosciamo, perché vogliamo fare gli educatori insieme. Nessuno si è visto».
L’appello
Monsignor Palmieri tende la mano ad istituzioni e associazioni perché il problema del disagio giovanile si affronta insieme. «Dobbiamo promuovere delle alleanze educative come hanno fatto don Giampiero (Cinelli presente all’incontro di ieri, ndr) a Monticelli o la parrocchia di Sant’Egidio che ha riunito un centinaio di associazioni per parlare dei problemi dei ragazzi. Dobbiamo lavorare insieme. Ad Ascoli, i sestieri sono luoghi di aggregazione per molti ragazzi. Alcuni parroci hanno provato a collaborare: in alcuni casi ci si è riusciti in alcuni no. Sono entrato in alcuni sestieri e la dinamica che mi è sembrato di trovare con i ragazzi non è stata proprio entusiasmante dal punto di vista educativo. Una volta un capo sestiere disse: “Ormai noi siamo una parrocchia”. La collaborazione con istituzioni e associazioni per provare a intercettare il disagio giovanile c’è, ma si potrebbe fare di più».
La Caritas a San Benedetto
Il vescovo, pungolato sulle polemiche per la presenza di soggetti molesti nella zona della Caritas di San Benedetto al Ponterotto ribatte: «Lì tanta gente vive per strada. La strada è brutta e porta all’alcolismo, alla droga e alla delinquenza. Se una persona ha una casa, tre quarti dei suoi problemi sono risolti. Si attiva un processo che spinge la persona integrarsi. La Caritas è un anello della catena di risoluzione del problema non il problema. Cerchiamo di venire incontro chi vive per strada, italiani e stranieri. Le difficoltà ci sono e non può essere tutto scaricato sulla Caritas.
La questione è stata sollevata in tempo di elezioni regionali. Finita la campagna elettorale, il livello della polemica si è improvvisamente abbassato. E poi i centri Caritas a San Benedetto sono tre e solo uno è problematico; degli altri due nessuno dice niente». Altro problema è quello dei migranti. «Ad Ascoli la comunità cristiana ha realizzato un progetto di accoglienza diffusa in collaborazione con la prefettura per dare un letto a chi ne aveva bisogno. Nessuno se ne è accorto. E quando sono stati tolti i soldi per favorire l’inserimento sociale dei rifugiati ucraini, la Caritas è intervenuta con i fondi dell’8 per mille».




