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Segnali positivi dai colloqui in Oman: “Individuate aree di progresso”. Washington: “Gli americani nel Paese se ne vadano immediatamente”

Gli iraniani della diaspora scenderanno in strada nei prossimi giorni in Germania per manifestare per la libertà del loro popolo, a sostegno della rivolta in corso nel Paese, dove il regime degli ayatollah sta eliminando brutalmente migliaia di giovani. Saranno però divisi, inseguendo idee e progetti diversi per il futuro di Teheran. Fra chi è a favore e chi è contro il ritorno del figlio dello Shah Reza Pahlavi. Domani a Berlino è previsto il corteo del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana Ncri, che annuncia decine di migliaia di partecipanti davanti alla Porta di Brandeburgo. Stando alla polizia tedesca sono attese 20 mila persone, ma gli organizzatori, sostenuti da oltre 300 istituzioni internazionali – anche italiane, secondo quanto affermano nel loro comunicato -, sostengono che per le strade berlinesi potrebbero arrivare fino a 100 mila persone da diversi Paesi europei, compresa una delegazione dagli Usa che non annovera però elementi dell’attuale amministrazione. “No ai Mullah, no allo Shah!”, è il motto che lanciano i seguaci di Marjam Rajavi, chiedendo il riconoscimento dall’Ue della loro leader, che vorrebbe lanciare un’assemblea costituente per aprire la strada a libere elezioni. Il 14 febbraio, in occasione della Conferenza di Sicurezza di Monaco, è prevista invece una grande manifestazione, organizzata da “The Munich Circle”, per “i diritti umani e la libertà in Iran. Solidarietà internazionale con il popolo iraniano”. In questo caso si scende per strada nelle ore in cui il figlio dello Shah, Reza Pahlavi, parteciperà alla conferenza di sicurezza di Monaco. Anche in questo caso gli organizzatori si aspettano 100 mila persone in piazza.


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