I Giochi si sdoppiano e diventano a misura di mamma. Ma non lasciano eredità

Milano – Tutti insieme appassionatamente stavolta no. È un’Italia divorziata quella che stasera si presenta al mondo (si spera) in armonia. Che fa tutto doppio, vedremo se two is better than one. Settanta anni dopo Cortina, venti dopo Torino ghiaccio e neve vanno per la loro strada. Stessa famiglia, ma sedi separate, non proprio dietro l’angolo. La modernità liquida di Zygmunt Bauman vale anche per i Cinque Cerchi. È l’Olimpiade più diffusa di sempre: 22mila chilometri quadrati, come Lazio e Liguria messe insieme, due regioni, due province autonome. La sostenibilità e anche la crisi economica impone la suddivisione delle spese e niente costi di mantenimento.
Una volta i giochi lasciavano una eredità
Una volta i Giochi lasciavano un’eredità (impianti, strade, collegamenti), adesso quello che tutti vogliono è che sloggino al più presto senza ingombrare troppo i ricordi e senza dare altro lavoro ai giudici. Infatti l’arena di Santa Giulia servirà ad altro (concerti e altri eventi). E ricordiamo che in Brasile per i Giochi 2016 il presidente del comitato olimpico nazionale Carlos Nuzman è stato condannato a 30 anni, 11 mesi e otto giorni di carcere per tangenti e a Tokyo 2020 è stato arrestato per corruzione il dirigente del comitato organizzatore. Ci sono regole, non si gioca a libera tutti.
Milano riporta tutti allo stadio
Se Parigi 2024 ha tolto lo sport dallo stadio per dire che ormai è uno stile di vita e quindi vai con la Senna e con la Tour Eiffel e con Celine Dion che sotto la pioggia replicava Edith Piaf, Milano riporta tutti dentro allo stadio di San Siro che si chiama Meazza per un ultimo addio. Ma il braciere sarà fuori, all’Arco della Pace, perché la luce almeno simbolicamente spetta a tutti. E se l’alzabandiera dell’Italia sarà effettuato dal Reggimento Corazzieri con un plotone di nove uomini in uniforme di Gran Gala, in piazza a Cortina ci saranno tre carabiniere a occuparsi del Tricolore. Sono i primi Giochi in più di 130 anni che vedono una donna presidente del Cio, Kirsty Coventry, ex nuotatrice dello Zimbabwe.
Olimpiade a misura di mamme
E dove aumentano le atlete, anche mamme, come la pattinatrice Francesca Lollobrigida, due medaglie olimpiche a Pechino 2022 nella pista lunga, che si porta sempre dietro il piccolo Tommaso che non ha ancora tre anni. Grazie al sostegno federale e a una mentalità cambiata che non vede più le nursery come un impiccio. Tanto che All Mothers un’organizzazione no profit americana ha assegnato cinquemila dollari a testa a cinque mamme del team Usa per coprire l’assistenza ai figli. E se Francesca che è di Frascati è stata una delle atlete più sudiste della nazionale, oggi un piccolo cambiamento c’è con la sedicenne Giada D’Antonio (con mamma della Colombia), la più giovane del team Italia e prima sciatrice napoletana alle Olimpiadi. E comunque resta che nel settentrione sono più bravi a dare del tu alla neve e il ghiaccio è un amico, non un estraneo. La culla è il Trentino Alto Adige, regione che produce più corpi per le medaglie invernali (finora 80) e cognomi che sanno di fatica e di confine, poi ci sono Lombardia (46) e Veneto (34).
Profumo d’Italia anche in altri paesi
Profumano d’Italia anche i portabandiera di altri paesi: è piemontese la sciatrice Lara Colturi che vedrete stasera dietro al cartello dell’Albania e il bobista Frank Del Duca per gli Stati Uniti è un sergente dell’esercito la cui famiglia arrivò a Ellis Island da Napoli e da Palermo. Mancherà ancora la Russia fuori dai Giochi e senza bandiera, i suoi pochi atleti gareggiano come neutrali mentre altri hanno optato per altre nazionalità (Georgia, Polonia). Sono Olimpiadi che per fortuna tornano a urlare perché le ultime a Pechino erano state silenziate dal Covid e dove i selfie del podio sono offerti dalla Samsung a tutti gli atleti e hanno la particolarità dello schermo diviso in due: non ci sei solo tu con l’oro al collo ma anche chi ti sta davanti. In modo da poter condividere con la platea. Così come le medaglie (in misura più piccola) celebreranno anche i backstage heroes, perché nessuno vince solo, e chi ti aiuta nel percorso merita di avere un riconoscimento. E sì anche le medaglie (Zecca e Poligrafico di Stato) tengono famiglia. Alla cena offerta dal Cio ai capi di Stato paccheri e cotoletta, agli homeless di Milano (sesto morto in strada in un mese) invece poca attenzione. Senza scomodare Dickens lo sport dovrebbe servire non solo a far vincere qualcuno, ma a far stare meglio tutti.
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