Friuli Venezia Giulia

Meglio non sapere – TRIESTE.news

06.02.2026 – 22.30 – C’è un vizio antico, nel giornalismo: pensare che una storia finisca quando smette di fare notizia. Che basti nominarla, magari una volta l’anno, per mettersi la coscienza a posto. Faglia Doppia nasce anche contro questa pigrizia professionale, che scambia la ritualità per approfondimento e la parola “tema” per comprensione. Questo fine settimana si torna a scavare. Non perché manchino le notizie, ma perché ne circolano troppe, tutte uguali, tutte rassicuranti. Sabato alle 16 e domenica alle 10 escono due nuovi approfondimenti. Il primo approfondimento, in uscita sabato pomeriggio, è firmato da Lorenzo Degrassi e Francesco Viviani e affronta una pagina meno raccontata dell’esodo giuliano-dalmata: quella delle ripartenze, dell’“esodo nell’esodo”, di chi non trovò casa nemmeno dopo l’arrivo. Il secondo, pubblicato domenica mattina, è a cura di Eleonora Carcarino e Benedetta Marchetti e si concentra sull’impatto delle microplastiche nel Golfo di Trieste, tra dati scientifici, politiche ambientali e responsabilità spesso rimosse.

Nessuno dei due nasce per confermare ciò che già sappiamo. Entrambi partono da una domanda semplice e scomoda: siamo sicuri di raccontare le cose fino in fondo? Il primo lavoro affronta una storia che in città conoscono tutti. O meglio: che tutti pensano di conoscere. L’esodo giuliano-dalmata viene spesso fermato all’immagine più comoda, quella dell’arrivo, dell’accoglienza mancata, del trauma iniziale. Poi cala il sipario. Peccato che per molti non sia finita lì. Dopo l’esodo ce n’è stato un altro, più silenzioso e meno spendibile nel dibattito pubblico: quello di chi, una volta arrivato in Italia, ha dovuto ripartire. Un tema che disturba perché rompe la narrazione ordinata, perché costringe a fare i conti non solo con ciò che è stato perso, ma anche con ciò che non è stato offerto. E soprattutto perché non si presta a slogan commemorativi.

Il secondo approfondimento si muove su un terreno diverso, ma altrettanto scivoloso: l’ambiente. Le microplastiche sono diventate una parola passepartout, buona per convegni, post indignati e promesse a costo zero. Tutti ne parlano, pochi le guardano davvero. Il mare di Trieste, che amiamo evocare come cartolina e identità, è anche un laboratorio di contraddizioni: consumiamo, scarichiamo, rassicuriamo. Poi ci stupiamo. Qui il problema non è se esistano le microplastiche, ma quanto siamo disposti a smettere di trattarle come un fastidio astratto, sempre lontano dalle responsabilità concrete. Due storie diverse, un unico filo rosso: la distanza tra racconto e realtà. Nel primo caso, una memoria che viene spesso addomesticata. Nel secondo, un’emergenza che rischia di essere normalizzata. In mezzo, come sempre, c’è l’informazione: o serve a complicare le cose, oppure non serve a niente. Faglia Doppia continua a stare dalla parte sbagliata della comodità. Non per gusto della provocazione, ma per un principio elementare: quando tutto è già stato detto troppo in fretta, l’unico lavoro serio è tornare indietro e rileggere. Anche a costo di dare fastidio.

Il direttore responsabile

Francesco Viviani

La cronaca corre. Faglia Doppia si ferma




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