Economia

Energia, i fondi per la transizione accelerano nei mercati privati

I mercati privati hanno raccolto 2.700 miliardi di dollari per fondi con esposizione al settore energetico nell’ultimo decennio, secondo BloombergNef. All’interno di questo universo, i veicoli focalizzati sulla transizione dai combustibili fossili, pur essendo relativamente recenti, sono in rapida espansione, trainati soprattutto dai fondi di maggiore dimensione, con portafogli superiori ai 10 miliardi di dollari. Questi veicoli stanno emergendo come una fonte di capitale strutturale per la transizione energetica, in grado di offrire rendimenti competitivi e flussi di cassa più elevati e stabili.

La crescita dei fondi privati legati all’energia è stata sostenuta dall’evoluzione dei tassi di interesse, dalle strategie di diversificazione dei portafogli e dal crescente interesse degli investitori verso la transizione. Tra le diverse strategie con esposizione al settore, i fondi focalizzati sulle energie pulite hanno raccolto circa 178 miliardi di dollari dal 2021, una cifra tripla rispetto a quella complessivamente attratta dai fondi tematici sui combustibili fossili e dai fondi energetici generalisti. Questa dinamica ha portato le strategie clean energy a disporre oggi di circa 92 miliardi di dollari di dry powder, ossia capitale già disponibile per nuovi investimenti, ma non ancora versato.

Gli asset reali, in particolare infrastrutture e risorse naturali, costituiscono la principale classe di attivo per gli investimenti energetici nei mercati privati, lungo strategie che vanno dal credito al venture capital. I flussi di cassa contrattualizzati e la natura capital-intensive degli asset rinnovabili rendono questo comparto coerente con le esigenze degli investitori istituzionali. Il mercato resta tuttavia molto concentrato. Quattro gestori – Brookfield, Copenhagen Infrastructure Partners (Cip), Blackstone e BlackRock – rappresentano circa la metà dei fondi tematici dedicati alla transizione energetica. Brookfield gestisce le due strategie di dimensioni maggiori, mentre Cip ha promosso una raccolta superiore ai 10 miliardi di dollari per un singolo fondo, tra le più rilevanti del settore.

Accanto agli operatori specializzati, anche i gestori diversificati giocano un ruolo significativo. Nel caso di Blackstone, i fondi dedicati alla transizione rappresentano solo il 3% della raccolta complessiva nei mercati privati, ma sono comunque sufficienti a collocare il gruppo tra i principali player per volumi nelle strategie clean energy. Gli investitori infrastrutturali tradizionali – come Kkr, Eqt e Macquarie – mantengono un’esposizione significativa al settore energetico soprattutto attraverso prodotti infrastrutturali core e diversificati, che investono in portafogli ampi di asset regolati o a flussi di cassa stabili.

Sul fronte degli investitori, i fondi pensione aziendali e pubblici rappresentano circa l’85% degli impegni verso fondi dei mercati privati con esposizione all’energia, mentre i fondi sovrani contribuiscono per un ulteriore 10%.

In termini di performance, i fondi dedicati alla transizione mostrano rendimenti comparabili a quelli infrastrutturali tradizionali. La selezione del gestore e il timing di ingresso restano determinanti: i fondi lanciati tra il 2015 e il 2022 registrano rendimenti medi compresi tra il 7% e oltre il 20%, con tempi di rientro dell’investimento molto eterogenei.


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