Economia

Geopolitica, risorse e intelligenza artificiale: il 2026 dei mercati entra in un nuovo regime

Il 2026 si è aperto con un cambio di passo negli equilibri globali. La geopolitica non è più un condizionamento episodico per i mercati finanziari, ma una variabile strutturale destinata a influenzare in modo permanente le diverse asset class e strategie di investimento. Secondo l’Investment Outlook 2026 di Union Bancaire Privée (Ubp), la competizione tra blocchi sta entrando in un regime duraturo, destinato a protrarsi nel tempo.

L’intelligenza artificiale al centro della competizione globale

Al cuore di questa trasformazione c’è la corsa all’intelligenza artificiale. L’IA non rappresenta solo un acceleratore di produttività, ma una leva strategica capace di ridefinire sicurezza nazionale, dinamiche demografiche e posizionamento geopolitico delle grandi potenze. “L’obiettivo strategico è assicurarsi il predominio tecnologico”, spiega Norman Villamin, group chief strategist della società di gestione, in un contesto in cui tecnologia e potere economico risultano sempre più interconnessi.

Il ritorno del “nazionalismo economico”

La competizione tecnologica è inscindibile dalla geografia delle risorse. Accesso a petrolio e gas, minerali critici, capacità di raffinazione e controllo delle rotte marittime stanno orientando scelte di politica estera e nuove alleanze. In questo quadro prende forma un vero e proprio “nazionalismo delle risorse”, con Stati Uniti e Cina già impegnati a difendere l’accesso ai metalli strategici necessari alla transizione energetica e allo sviluppo dell’IA.

Pechino ha introdotto restrizioni alle esportazioni di terre rare, mentre Washington punta ad ampliare le proprie scorte e a rafforzare la lavorazione domestica delle materie prime. È improbabile che queste misure vengano allentate nel breve periodo, con effetti destinati a incidere strutturalmente sui mercati.

Norman Villamin, group chief strategist di Ubp

Norman Villamin, group chief strategist di Ubp 

India, materiali ed energia: i temi che bilanciano le valutazioni

Ubp sottolinea l’interesse per l’azionario indiano, che nei mesi a venire potrebbe beneficiare di politiche economiche più accomodanti, tra sgravi fiscali e tagli dei tassi. La minore esposizione all’intelligenza artificiale ha penalizzato la performance relativa nel breve termine, ma le prospettive di lungo periodo restano intatte.

In un contesto di valutazioni elevate, la gestione del rischio passa anche dalla diversificazione settoriale. I temi di crescita strutturale legati all’aumento della domanda di energia – utility e rinnovabili – restano una componente chiave di portafoglio. Sul piano settoriale l’asset manager rivede al rialzo anche la posizione sui materiali: la forte concentrazione geografica dei metalli critici e l’intervento diretto dei governi per garantirsi scorte e produzione indicano prezzi strutturalmente sostenuti e un potenziale di rialzo asimmetrico, a fronte di una bassa esposizione dell’azionario globale a questo comparto.

Reddito fisso: opportunità selettive oltre il carry

Quanto al reddito fisso, per Ubp le opportunità più interessanti si incontrano nei mercati emergenti e nell’high yield, a condizione che lo scenario di crescita sostenuta dagli stimoli fiscali e di inflazione in moderazione trovi conferma. Per i Treasury Usa a 10 anni, la società elvetica prevede un range compreso tra il 3,75% e il 4,25% entro fine anno, riflesso di un equilibrio tra riaccelerazione della crescita e attenuazione delle pressioni inflazionistiche. I rischi, spiegano gli esperti, appaiono orientati verso rendimenti più bassi, anche in presenza di una gestione più attiva delle emissioni o di un ritorno a strumenti di supporto monetario.

Debito emergente con fondamentali in miglioramento

Il debito dei mercati emergenti, sottolinea Thomas Christiansen, head of emerging markets fixed income della società, continua a offrire una combinazione interessante di carry elevato, miglioramento dei fondamentali e benefici di diversificazione. I profili creditizi dei governi sono in rafforzamento, con upgrade di rating che nel 2025 hanno superato nettamente i downgrade, mentre la leva finanziaria delle società resta contenuta rispetto ai mercati sviluppati.

Particolarmente interessanti appaiono le obbligazioni in valuta locale, sostenute da rendimenti reali elevati e da un potenziale indebolimento del dollaro. A causa dei rischi geopolitici, l’asset class rimane ancora sottopesata nei portafogli globali, lasciando spazio a ulteriori flussi in ingresso e a una possibile sovraperformance nel corso del ciclo.


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