Medici reclutati all’estero in Veneto, interrogazione di Sbrollini (Iv)

Medici reclutati all’estero per rimediare alla cronica carenza di dottori negli ospedali del Veneto: quanti sono? Che specializzazioni hanno? Con quali criteri sono stati scelti? A chiederselo e a chiederlo è la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini, che sul tema ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Salute. L’atto chiede dati sul numero di professionisti in servizio, sulle specializzazioni, sulle modalità di selezione e sui contratti applicati, oltre a chiarimenti sulle procedure di riconoscimento dei titoli e sulla conoscenza della lingua italiana. Da parte della senatrice non c’è una chiusura a priori: «Il contributo dei medici formati all’estero – dichiara infatti – può essere utile, ma servono trasparenza, standard chiari e soluzioni strutturali per affrontare la crisi del personale sanitario».
Le informazioni richieste dall’esponente di Italia Viva Sottolinea riguardano soprattutto le procedure di riconoscimento dei titoli e la verifica delle competenze, «aspetti fondamentali – ribadisce – per garantire la sicurezza delle cure e la qualità dell’assistenza ai cittadini».
Ma al di là dei dubbi e delle domande sui medici reclutati all’estero, Sbrollini sottolinea come la carenza di personale sanitario vada affrontato alla radice e non con iniziative più o meno ardite che risolvono situazioni contingenti. La senatrice dunque sollecita il Governo ad adottare misure strutturali, superando il ricorso a soluzioni tampone e garantendo stabilità, continuità assistenziale e condizioni di lavoro dignitose.
Questo il testo dell’Interrogazione di Daniela Sbrollini al Ministro della Salute
Premesso che:
• il Servizio sanitario nazionale sta affrontando da anni una grave carenza di personale medico, aggravata dai pensionamenti, dal numero programmato insufficiente nelle facoltà di medicina e dalle difficili condizioni di lavoro in molte strutture sanitarie pubbliche;
• la Regione Veneto, come altre regioni italiane, ha fatto deciso di fare ricorso al reclutamento di medici provenienti dall’estero per coprire i vuoti di organico negli ospedali e nei servizi territoriali;
• tali reclutamenti avvengono spesso tramite procedure straordinarie, cooperative o agenzie intermediarie, con contratti di natura temporanea o atipica;
Considerato che:
• l’inserimento di personale sanitario formato all’estero richiede adeguate procedure di riconoscimento dei titoli, verifica delle competenze professionali e conoscenza della lingua italiana, al fine di garantire la sicurezza delle cure e la qualità dell’assistenza;
• sono emerse, anche a mezzo stampa, preoccupazioni di criticità legate al riconoscimento dei titolo dei medici reclutati dall’estero nei team sanitari;
• il ricorso strutturale a personale estero rischia di rappresentare una soluzione tampone, senza affrontare in modo sistemico le cause della carenza di medici nel Servizio sanitario nazionale;
Si chiede di sapere:
– quanti medici reclutati all’estero risultino attualmente in servizio nelle strutture sanitarie della Regione Veneto, distinti per specializzazione, provenienza geografica;
– quanti la Regione Veneto intende contrattualizzare nei prossimi due anni;
– se il Ministero sia a conoscenza di eventuali criticità segnalate dalle aziende sanitarie, dai professionisti o dalle organizzazioni sindacali in merito all’impiego di medici reclutati all’estero in Veneto;
– se il riconoscimento della validità dei titoli oltre che la competenza ed esperienza richieste sono adeguate per garantire un servizio sicuro ai pazienti;
– quali procedure di selezione, verifica delle competenze e riconoscimento dei titoli siano state adottate per tali reclutamenti;
– quali iniziative intenda assumere il Governo per garantire standard uniformi di qualità, sicurezza e integrazione professionale nell’utilizzo di personale medico formato all’estero;
– quali misure strutturali si intendano adottare per superare in modo stabile la carenza di personale medico, riducendo il ricorso a soluzioni emergenziali e assicurando la tenuta del Servizio sanitario nazionale.
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