Toscana

Corte d’appello ribalta la sentenza


Era stato condannato per spaccio dopo essere stato sorpreso a innaffiare le piante di marijuana che un carissimo amico, Walter De Benedetto (l’aretino malato di artrite reumatoide che in vita condusse una intensa battaglia per legalizzare la cannabis terapeutica), utilizzava per alleviare i fortissimi dolori causati dalla sua malattia. Oggi la corte d’appello di Firenze ha deciso di riformare quella sentenza e così l’amico di Walter è stato assolto perché il fatto non sussiste. È una decisione storica quella della corte fiorentina, che prende in esame non solo il fatto in sé (cioè la cura di una piantagione di cannabis) ma le finalità per le quali è stato compiuto. In questo caso, infatti, l’obiettivo non sarebbe stato quello immettere sul mercato lo stupefacente, ma d aiutare un amico a seguire uno specifico piano terapeutico. 

Dalla scomparsa di Walter sono trascorsi oltre due anni durante i quali per l’amico – Marco B. – la vicenda giudiziaria è andata avanti. 

Dall’arresto all’assoluzione

Marco B. era uno degli amici più cari di Walter. Nell’ottobre del 2019 fu sorpreso dai Carabinieri all’interno della serra dell’amico mentre stava annaffiando 11 piante di marijuana. Assistito dagli avvocati Osvaldo Fratini e Cristiano Cazzavacca, spiegò subito agli inquirenti che stava aiutando De Benedetto. La sua fedina penale era pulita e non era noto alle forze dell’ordine, ma questi elementi non bastarono. Fu arrestato per detenzione ai fini di spaccio, ma subito dopo il giudice lo rimise in libertà. 

Per lui però, all’epoca dei fatti poco più che quarantenne, prese il via un procedimento giuridico che si è concluso solo questa mattina. In primo grado, presso il tribunale di Arezzo, fu condannato a due anni e quattro mesi. Con i suoi legali impugnò la sentenza e fece ricorso in appello. 

Nel frattempo anche per Walter iniziò il processo: si concluse con una sentenza storica pronunciata dal giudice Filippo Ruggiero. De Benedetto fu assolto perché il fatto non sussiste. Le motivazioni di tale sentenza sono state riprese dal collegio difensivo dell’amico e presentate in una memoria di fronte alla corte fiorentina. 

Stamani la I sezione ha assolto Marco B.  disponendo la riforma integrale della condanna inflitta dal tribunale di Arezzo. 

 

 


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