Giornalisti Rai contro la Tgr: “In Piemonte censurata un’intervista a esponente di Askatasuna”

Un’intervista a un’esponente di Askatasuna fa scoppiare una polemica tra l’Usigrai, il principale sindacato dei giornalisti Rai, e la direzione della Tgr, la Testata giornalistica regionale. Secondo quanto denuncia la sigla sindacale, il contributo video raccolto dalla redazione piemontese non è andato in onda perché il direttore Roberto Pacchetti ha obiettato che l’intervistata, pur comparendo in video a volto scoperto, non ha fornito il cognome.
La vicenda è ricostruita da un comunicato diffuso dall’Usigrai e da Fnsi (il sindacato nazionale dei giornalisti), in cui si denuncia come nella copertura degli scontri di sabato a Torino e delle reazioni dei giorni successivi sia “mancata in parte la completezza”. Un giornalista della redazione di Torino aveva “raccolto il giorno successivo alla manifestazione l’intervista a una componente del centro sociale Askatasuna. Il collega aveva fatto domande: dure, dirette e senza fronzoli, mettendola di fronte alla violenza degli incappucciati contro un poliziotto”.
L’intervista però non è mai andata in onda per via dello stop di Pacchetti (dirigente molto vicino alla Lega): “La motivazione addotta dal direttore della Tgr al Comitato di Redazione di Torino è totalmente non condivisibile: la persona intervistata – che ha risposto alle domande guardando la telecamera – non ha fornito nome e cognome”. Eppure, evidenzia il sindacato, “decine di volte abbiamo mandato in onda portavoce di associazioni che, legittimamente, non hanno voluto il proprio nome nella grafica sottopancia. Decine e decine di volte abbiamo trasmesso interviste di persone di spalle per tutelare l’anonimato loro o dei familiari. È il lavoro del giornalista: valutare l’attendibilità dell’intervistato, verificare le fonti e fare domande”.
L’Usigrai, il Comitato di redazione della Tgr Piemonte e la Fnsi rimarcano: “Le immagini del poliziotto preso a calci e martellate da incappucciati a Torino hanno colpito e indignato tutta l’Italia che crede nelle Istituzioni e nella democrazia. Non ci può essere nessuna giustificazione o relativismo di fronte alla violenza. Detto questo, il ruolo del servizio pubblico è quello di informare. Con equilibrio, imparzialità, obiettività e completezza, come previsto dal contratto di servizio”.
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