Nuova protesta dei sostenitori Pratobello24: sit-in davanti davanti al palazzo regionale – Cagliaripad.it
I sostenitori della Pratobello 24, la proposta di legge popolare nata per contrastare quella che molti nell’isola considerano un’invasione indiscriminata di impianti eolici e fotovoltaici, sono tornati a manifestare davanti ai palazzi della Regione a Cagliari. L’obiettivo della protesta è spingere la Giunta a ricorrere alla Corte Costituzionale contro il Decreto Legislativo 175 del governo nazionale, che definisce i criteri per le aree idonee all’energia green.
Secondo il movimento, il decreto rappresenta “Una legge che amplia il potere statale favorendo la proliferazione e la realizzazione dei progetti presentati dalle multinazionali dell’energia, sacrificando ulteriormente il territorio sardo”. I manifestanti denunciano un’offensiva di Roma contro i poteri decisionali della Sardegna: “Il governo ha messo in atto un’azione unilaterale e centralistica di usurpazione delle prerogative della regione sarda, sancite dallo statuto e dalla costituzione, attraverso modifiche urbanistiche del territorio”.
Lo scontro si gioca sul confine tra autonomia regionale e decisioni dello Stato centrale. I promotori definiscono il provvedimento come “Uno strumento che, di fatto, sostituisce la competenza della regione attuando una pianificazione calata dall’alto, decisa direttamente dallo stato Un favore gigantesco agli speculatori e un colpo gravissimo all’autonomia della Sardegna”.
Il timore è che il paesaggio sardo possa essere stravolto: “Siamo di fronte a un atto autoritario che darebbe un colpo mortale a qualsiasi azione di contrasto e regolazione di interventi devastanti attraverso impianti che trasformerebbero per sempre aree agricole e non in sconfinate aree industriali”. Nel mirino della protesta c’è anche la Presidente della Regione, Alessandra Todde, accusata di immobilismo: “Di fronte a questa pesante azione del governo, la presidente della Regione Alessandra Todde, si è limitata a condannare, con una semplice dichiarazione, evidentemente di facciata, il decreto adottato annunciando ulteriori contromisure, ma a distanza di 70 giorni non ha più mosso un dito”. La richiesta finale è netta: “Ci aspettavamo un immediata impugnazione del decreto di fronte alla Corte costituzionale e l’avvio di una vera e propria vertenza con lo Stato su questi temi”.
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