Toscana

San Giorgio e il Drago ad Arezzo













La Chiesa di Badia ad Arezzo è forse lo scrigno artistico più importante della città (fatta eccezione per San Francesco) da quando, verso la fine dell’800, si decise di Trasportare lì l’altare maggiore della Pieve di Santa Maria realizzato da Giorgio Vasari e dai suoi aiuti. L’occasione venne in seguito alla volontà di restituire alla Pieve un aspetto romanico, aspetto che non aveva più da quando lo stesso Vasari (lì battezzato) tre secoli prima ne aveva trasformato l’interno in stile post rinascimentale.
L’altare ligneo che finì in Badia appare piuttosto sproporzionato per le dimensioni palesemente grandi rispetto alla chiesa, pur tuttavia ancora oggi si trova in quella collocazione che permise di salvarlo.
Con le opere vasariane che ospita oggi, la Badia ne conta ben venti. Ma opere vasariane non significa necessariamente “di Vasari”, che come noto si faceva aiutare da parecchi allievi, aiutanti.
Nello specifico tra le opere collocate nell’altare ce n’è una che si staglia per qualità sulle altre, comprese quelle realizzate dal maestro; si tratta del San Giorgio e il Drago dipinto da Stradano, nome fiammingo italianizzato (e passato alla storia) di Jan Van der Straet, noto collaboratore del celebre maestro aretino. E’ un dipinto difficile da osservare, perché è sì di grandi dimensioni, ma si trova sul retro dell’altare, zona male illuminata e inaccessibile al pubblico inquanto allarmata.
Lo potete vedere qui, nella foto che segue:

1 San Giorgio e il Drago - Stradano

e più contestualizzato nella foto qui sotto:

2 Stradano San Giorgio e il drago-3
Per molti anni il dipinto venne attribuito al Vasari, fino a che qualche esperto non si accorse che al quadro aveva collaborato Stradano. Solo recentemente si è avuta l’attribuzione definitiva al fiammingo (Alessandra Baroni) autore, tra l’altro, di uno dei più noti ritratti di Vasari.

3 Vasari di Stradano
Si è convenuto che il quadro (datato qualche anno prima dell’altare) non avesse caratteri vasariani e che la mano che rivelava chiaramente era quella dello Stradano.
Vi sono raffigurate la mura di una città nordafricana e un lago vicino dal quale emerge un curioso drago dalla testa fantasiosa e il corpo di un grosso rettile incrociato con un uccello. Si dice che questo mostro uccidesse le prede con il fiato insopportabile. Per molto tempo venne tenuto “satollo” sacrificando quotidianamente coppie di pecore, ma decimate che furono quelle, si decise di dargli in pasto, insieme a una sola pecora, un abitante della città estratto a sorte. Un giorno il caso volle che toccasse alla giovane principessa e il Re si rivolse a San Giorgio perché la salvasse.
Ecco che quindi nel quadro compare la principessa, una pecora accanto a lei e San Giorgio a cavallo (che ha appena trafitto il drago e gli sta per tagliare la testa).
Sotto al cavallo compare sventrata una delle precedenti vittime del drago…
La rappresentazione non ha niente di chiaramente vasariano, a differenza di altre opere dello Stradano. Si vede invece la sua mano e si nota la particolare qualità del disegno e del dipinto. Da scoprire.






















Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »