Marche

«Attendo ancora una casa e vivo in un B&B, per lavorare dovevo fare 88 km»


TOLENTINO Terremotato sfollato dal 2016 è ancora in attesa di uno degli appartamenti previsti al posto delle Sae in piazzale della Battaglia, nel centro cittadino: «Per tanto tempo sono stato costretto a spostarmi ogni giorno tra disagi e spese», si sfoga l’uomo, esasperato dall’odissea. Una situazione di forte disagio quella che sta vivendo.

 

Il racconto

È la vicenda del tolentinate Jonata Bettei, 53 anni, al quale è stato assegnato un appartamento nello stabile di piazzale della Battaglia, che però non risulta ancora ultimato.  

«La consegna dell’alloggio potrebbe avvenire nel mese di giugno, stando a quanto mi è stato comunicato venerdì dai referenti comunali. Mi è stato detto anche che, nel frattempo, verrà pubblicato un nuovo bando per reperire un alloggio, ma i tempi non sono ancora definiti. Trovare una sistemazione in affitto a Tolentino è impossibile. Sono stato così costretto a trasferirmi a Magliano di Tenna, ospite di mia sorella, affrontando ogni giorno lunghi spostamenti per raggiungere il posto di lavoro, alla Poltrona Frau. Percorro circa 88 chilometri al giorno, 44 all’andata e 44 al ritorno». La situazione si è ulteriormente complicata a causa di un problema di salute. «Si tratta di un disturbo alla vista: è caduta l’anta di un armadio e mi sono ferito a un occhio. Non posso guidare e ho dovuto trovare un B&b a Tolentino, dove alloggio ormai da una settimana». Una soluzione che comporta costi elevati:

«Ogni mese percepisco l’ex contributo di autonoma sistemazione, ora Contributo per il disagio abitativo, ma in una sola settimana l’ho già esaurito». Dopo il sisma a Bettei era stato dato dalla precedente giunta un appartamento nell’ex scuola di Regnano, in una zona di campagna. «Ma dovetti rifiutare perché i miei genitori erano in condizioni di salute molto precarie e a livello logistico c’erano problemi. Poi mi assegnarono l’appartamento in piazzale della Battaglia ma non mi sarei mai aspettato di restare ancora senza casa». Il caso anima anche i dibattito sul fronte politico. «È una vicenda che provoca rabbia e indignazione profonda – afferma l’ex assessore comunale Flavia Giombetti -, perché rappresenta un insulto alla dignità umana e una ferita aperta nella ricostruzione. Non si tratta di semplice solidarietà, parlo con la consapevolezza di chi conosce a fondo questa materia e sa che questa vergogna potrebbe essere risolta immediatamente, se solo ci fosse la volontà politica di farlo. Molti appartamenti in sostituzione delle Sae sono occupati da persone non colpite dal sisma. Una situazione frutto dell’immobilismo di chi amministra oggi. Quando ero assessore avevo tracciato una strada chiara, tolto privilegi indebiti per restituire certezze a chi ne aveva diritto. Conosco quei fascicoli nel dettaglio e so che la soluzione esiste».

 

La posizione

È dura la critica dell’assessore Giombetti: «Oggi vedo solo silenzi e rinvii. Il sindaco Mauro Sclavi e l’assessore competente sono pagati per risolvere i problemi dei cittadini e non per lasciare che i faldoni restino chiusi mentre le persone rimangono senza casa. Non servono spiegazioni tecniche o l’elenco delle solite procedure. Manca il coraggio di revocare le assegnazioni irregolari e consegnare finalmente le chiavi a chi ha un diritto sacrosanto. La giustizia non ha colore politico».




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