90 minuti per andare a partorire. Il dossier che spiega al ministero perché il punto nascite non può chiudere
Cinquantatré minuti in condizioni standard ovvero, in totale assenza di rallentamenti. Insomma, al netto dell’imprevedibile, una gestante X che abita in piazza Berlinguer a Cavriglia per arrivare all’ospedale San Donato di Arezzo ci impiega – secondo Google Maps – poco meno di un’ora. Per arrivare alla Gruccia? 12 minuti. Scenario simile per chi vive a Castelfranco di Sopra o a Pian di Scò. Per arrivare al San Donato ci vogliono almeno 37 minuti mentre per la Gruccia 13. Ambra? 37 minuti per Arezzo e 26 per il Valdarno. Idem per chi vive a Loro Ciuffenna che impiega 37 minuti a raggiungere la città contro i 13 per recarsi alla Gruccia.
Sulla questione delle tempistiche potrebbe giocarsi molto la partita dell’apertura del punto nascite del Valdarno. La vallata infatti, oltre a essere l’area più popolosa dalla provincia di Arezzo, presenta una miriade di frazioni e piccole comunità svantaggiate sotto il profilo logistico. Ma a rendere maggiormente complessi gli spostamenti, oggi e nel prossimo futuro ancora di più, ci saranno anche i lavori di ampliamento del tratto aretino dell’A1 oltre a quelli riguardanti la bretella Le Coste-casello Valdarno. Opere che attendono, la prima di partire e la seconda di riprendere ma sulle quali la Regione Toscana punta molto.
Ma procediamo con ordine.
400 milioni per la terza corsia Incisa – Valdarno

Tra le sfide enumerate dall’assessore regionale alle infrastrutture, Filippo Boni, c’è quella riguardante l’ampliamento della Autosole nel tratto valdarnese. Le opere, trattandosi di un’infrastruttura gestita da Autostrade per l’Italia, dovranno essere eseguite di concerto dalla società. “Si tratta di un tema – ha dichiarato Boni a La Nazione – a noi molto caro e sul quale stiamo sollecitando il gestore”. Sì perché dall’avvio di questa opera dipenderà anche il completamento della bretella de Le Coste, al momento in stand by, il cui completamento è sempre a carico di Autostrade.
“La Regione – ha aggiunto Boni – ha scritto ai vertici di Autostrade e al Ministero per sollecitare un incontro sui nodi cruciali della rete regionale. Dalla terza corsia tra Firenze sud e Incisa e tra Incisa e Valdarno, al nodo dell’A11 tra Firenze e Pistoia, fino agli svincoli di Scandicci e Montecatini: interventi fondamentali per rendere più efficienti i collegamenti nord-sud”.
Già migliorare la viabilità ma prima vanno aperti i cantieri e, con operai e mezzi al lavoro, i disagi per gli automobilisti sono dietro l’angolo. Non fanno eccezione le donne incinte che, magari, in pieno travaglio, l’A1 la dovranno prendere per raggiungere gli ospedali di Arezzo o – peggio – Firenze.
Punto nascite: cosa è successo. Il recap

Già nelle settimane scorse, l’assessora regionale alla salute Monia Monni si era fatta portavoce delle istanze della vallata sostenendo, per quanto di sua competenza, come il punto nascite all’ospedale della Gruccia fosse indispensabile per il territorio di riferimento. E questo nonostante i numeri dei parti in questo presidio non fossero conformi alla soglia definita dal Ministero: 484 anziché 500 all’anno.
Perché il Comitato punti nascita aveva negato la deroga
Prima di questo era stata la Regione stessa a firmare una delibera di giunta con la quale veniva dato avvio al processo di smantellamento del punto nascite valdarnese. E allora perché poi preoccuparsi di scongiurarne la chiusura? L’atto amministrativo ha fatto seguito a indicazioni ministeriali – quelle del Comitato percorso nascita – che hanno imposto al governo toscano di prendere provvedimenti. Un indirizzo dal quale la Regione, per ovvi motivi civili e penali, non può ignorare.
Il dossier della Regione Toscana

“Col presidente Eugenio Giani abbiamo definito un dossier che sarà trasmesso nei prossimi giorni al direttore della Asl Toscana sud est, Marco Torre, e successivamente al Comitato percorso nascita del ministero della salute”. A dirlo è sempre l’assessore Boni che, sui propri social, ha specificato come “il documento, elaborato dal mio assessorato, dimostra in modo puntuale le ragioni per cui risulta oggettivamente impossibile, per una donna residente nel Valdarno, raggiungere in condizioni di sicurezza l’ospedale San Donato di Arezzo o le strutture ospedaliere dell’area fiorentina per il parto”.
Al centro di quanto sostenuto dall’amministrazione regionale c’è appunto la questione riguardante i tempi di percorrenza medi che “da qualsiasi zona del Valdarno all’ospedale di Arezzo vanno dai 45 minuti all’ora e medi in auto e fino a un’ora e mezzo utilizzando i mezzi pubblici. L’auspicio è che il Comitato ministeriale faccia proprio il documento e conceda una sospensione del parere negativo”.
I perché della delibera regionale e la richiesta di deroga
Sindaci e sindacati in piazza per difendere l’ospedale
Lo scorso 31 gennaio, davanti all’ingresso del nosocomio valdarnese, si è tenuto il sit in di protesta organizzato dalla Cisl di Arezzo e al quale hanno preso parte anche i sindaci della vallata oltre all’assessore Boni.
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