Giuseppe Moscato – Riflessi lontani: Un toccante concept sulla Resistenza :: Le Recensioni di OndaRock
Tra i piccoli gioielli che l’anno appena concluso ci ha regalato c’è l’ultimo lavoro del cantautore di formazione Folkstudio Giuseppe Moscato, nato in un subaffitto romano e cresciuto umanamente e artisticamente fra le strade del quartiere Centocelle, poi accanto a tutta una generazione di autori che ha contribuito a dare alla canzone italiana la forma, il significato e il tenore emotivo della sua declinazione più umana, reale e “impegnata”. Parliamo di voci come quelle di Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Stefano Rosso, Ernesto Bassignano, Giorgio Lo Cascio. Per uno come lui, la Resistenza è “una questione privata” e raccontarla dando voce a dei suoi protagonisti sommersi, ai margini dei libri di Storia, è una scelta di campo, anch’essa assolutamente necessaria, oggi che le ragioni della democrazia sembrano a corto di ossigeno e fatichiamo quasi a distinguere le voci sincere da quelle false o, a vario titolo, artificiali.
Pino è un figlio di artigiani che rimane artigiano nella musica. In questo album, un concept sulla Resistenza, trovano posto le vicende della staffetta partigiana riminese Rosina Donini, le parole e la poesia di Maria Antonietta Moro e di Primo Mazzolari, quelle dei diari e delle lettere raccolti da Mario Avagliano in “Generazione ribelle”, o da Alessandra Povia Valdimiro nel documentario “Radio Cora Gruppo Bocci”.
Ora, in questi giorni di fine gennaio si celebra la Giornata della Memoria. Già, la memoria. Mai come quest’anno l’atmosfera che circonda una ricorrenza così densa di significato e di alto valore civile è paradossale. Paradossale è assistere insieme al cordoglio generico per le vittime del passato e ai rendering che progettano di gettare in mare quelle recenti e future. Insieme alle loro macerie. In nome della “pace”. Perché da sempre è più redditizio rimuovere la memoria che preservarne l’integrità. Paradossale è anche parlare di Olocausto in un mondo in cui avere indossato una svastica o affermato di voler sterminare disabili e omosessuali sono perdonabili ragazzate che un impegno istituzionale può lavare via. In mezzo a questi paradossi, un disco come “Riflessi lontani” ci aiuta a ripartire dalle basi. E cioè dal fatto che non c’è memoria storica dell’Olocausto senza antinazismo e antifascismo e viceversa: quelle dell’Olocausto sono vittime storiche e la Storia purtroppo si ripete. Il valore di testimonianza e narrazione di “Riflessi lontani” è declinato anche in una versione di teatro-canzone multimediale realizzata da Moscato insieme ai due attori Tiziana Fusco e Osvaldo Di Cuffa del Centro Teatro Internazionale di Firenze, dove lo spettacolo debutterà il prossimo 14 marzo.
Le canzoni di Moscato, in un mondo che disumanizza i deboli, parlano dei “riflessi lontani”, delle emozioni, dell’anima riposta e soggettiva di quei nostri morti che hanno un giorno fatto fiorire i primi semi di una libertà che troppo spesso abbiamo dato per scontata, in definitiva della loro umanità. Per narrarla, usa in modo ispirato il linguaggio del nostro cantautorato più classico e dunque per questo attuale, facendo risuonare la propria voce e la propria chitarra con purezza e con arrangiamenti delicati ma incisivi. Spiega l’autore: “Ho voluto scrivere in versi e cantare sentimenti che sono convinto facciano parte di ognuno di noi, sentimenti che non hanno né tempo né spazio. Mi sono così immerso nelle loro storie per comprendere cosa resta delle loro vite concluse ai nostri occhi. Io credo che dall’altra parte, ancora oggi, come ieri, sono a combattere per un mondo più giusto. Di tutta quella sofferenza restano le parole e le parole sono la testimonianza di un tempo senza tempo”.
Un fondamento di memoria che è importante ascoltare, per non dimenticarsi di resistere.
28/01/2026




