Puglia

Due fratelli e l’amore per il Carnevale di Sammichele

“Correvano i primi anni Settanta quando abbiamo interpretato per la prima volta la maschera tipica del nostro carnevale”. Sono le parole di Lorenzo e Domenico Liotino, fratelli e pilastri del Carnevale di Sammichele di Bari. Un carnevale di antiche origini, di cui si hanno documentazioni scritte solo a partire dal 1830, e rappresentato nella sua estrazione popolare dalla figura dell’Uomo corto (in dialetto Òmene cúrte).

“Abbiamo iniziato a mascherarci dal 1973 – racconta Lorenzo – Non un Carnevale senza travestirci da Uomo corto, maschera tipica del Carnevale sammichelino. Un simbolo che negli anni si stava perdendo ma che noi abbiamo saputo salvaguardare”. Domenico, per i più Mimmo, rincara la dose: “L’Òmene cúrte l’abbiamo interpretato da sempre. Ci sono stati periodi in cui a nessuno più importava. Io e mio fratello, invece, l’abbiamo sempre custodito e lo portiamo avanti con grande orgoglio da oltre 50 anni”. Una maschera che personifica i valori di una comunità povera legata all’agricoltura e alla civiltà contadina e ne sottolinea difetti e modi di fare della gente del paese. È il ritratto di un uomo di minuta statura, quale contadino miserabile ma farfallone. La sua testa costituita da un sacco di juta che scivola fino alla vita. Al collo uno scialle, indosso una vecchia giacca e dei calzoni di rozza fattura. Spiritoso e ballerino, l’Uomo corto porta con sé allegria e vitalità tipiche del Carnevale.

Nelle umili vesti raccontante dall’Uomo corto, Lorenzo e Mimmo hanno sfilato in ogni angolo di Puglia introducendo vivacità e goliardia in tantissime piazze del tacco d’Italia. Ma non solo. “Nel 1987 abbiamo portato la maschera negli studi Rai, a Roma – ripercorre gli anni passati Lorenzo – A Saxa Rubra siamo stati ospiti di Maria Teresa Ruta nel programma Unomattina. Più recentemente, nel 2025, siamo stati alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano e al prestigioso Carnevale di Venezia dove abbiamo danzato in piazza San Marco. Qui c’era anche mio nipote che interpretava il suonatore della cupa-cupa (o più tradizionalmente putipù). Siamo stati anche a Francoforte, in Germania. Nulla di ufficiale, eravamo in vacanza: erano gli anni Novanta”. Gli stessi anni in cui Luca Sardella di Verde Mattina abbraccia Sammichele e promuove l’Òmene cúrte nel suo celebre format televisivo di Rai2.

La narrazione dei fratelli Liotino trova origine già nel grembo materno e la precoce consacrazione nell’esempio di una famiglia devota a valori e tradizioni. Sin da bambini, Lorenzo e Domenico crescono negli ambienti genuini tra balli popolari e senso di appartenenza. Respirano la ritualità di una semplice serata in compagnia di pochi intimi e sperimentano la galanteria d’altri tempi. Già caposala dagli anni Quaranta, papà Giovanni racconta loro dell’Uomo corto e li lancia sulla pista da ballo. Trasmette anche l’arte sopraffina della rima. E Mimmo rievoca, a tal proposito, il ricordo bellissimo di quando aveva 7 anni e l’allora presidente della proloco Dino Bianco lo premiò con una maschera in noce di cocco perché il più piccolo miglior rimatore. Rimeggiare nel Carnevale sammichelino resta un elemento essenziale, come la classe in un movimento e la danza, meno l’intrattenimento fatto di giochi tradizionali e sketch esilaranti che si stanno perdendo tanto quanto le regole ferree di un tempo e la partecipazione. “Società, abitudini e generazioni sono cambiante – riassumono i fratelli Liotino – E in parallelo anche il nostro Carnevale. Poche entità sono rimaste a rappresentarlo. Confidiamo moltissimo nei giovani che sono il futuro. Ad essi lasciamo questa grande eredità, che possano andare alla scoperta di come i loro predecessori si siano cimentati per ricercare quello spirito carnascialesco che era uno spirito di convivialità e condivisione”.




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