Morte di Andrea Demattei, la gip: “Il rischio di ipotermia era lapalissiano, i medici non avevano l’obbligo di ribadirlo”

Genova. Se i medici (uno a bordo dell’elicottero e l’altro sulla riva dell’Entella) avessero deciso di immergersi nel fiume per verificare le condizioni di ipotermia di Andrea Demattei, il 14enne morto dopo un incidente in canoa nel gennaio del 2023, avrebbero “violato le più elementari regole disciplinanti il soccorso, che impongono a l sanitario di non intervenire sul pericolante prima che sia stato posto in sicurezza”.
Ma se anche avessero chiesto ai vigili del fuoco di fare quella verifica al posto loro “avrebbe creato un inaccettabile intralcio ai soccorsi” distraendo gli operatori dei vigili del fuoco per ottenere un dato “lapalissiano” visto che era il 12 gennaio. E’ per queste ragioni che la giudice Angela Nutini ha prosciolto i medici del 118 dei quali il pm Francesco Cardona aveva – in seconda battuta dopo il rinvio degli atti della gip Carla Pastorini – chiesto il rinvio a giudizio. I due medici sono assistiti dagli avvocati Stefano Savi e Daniele Pomata.
La giudice, nelle motivazioni del proscioglimento (che diventerà definitivo a meno che il pm non decida di ricorrere in appello), spiega anzitutto che lo stesso capo di imputazione “non indica quale concreta regola cautelare, generale o specifica, imponesse a i medici d i segnalare ai soccorritori il rischio di ipotermia , in presenza peraltro di norme in materia di soccorso che imponevano, per certo, di non intralciare le operazioni”. Nello specifico poi, uno dei medici era sull’elicottero e non era in contato con i vigili del fuoco che si trovavano accanto ad Andrea nelle lunghe e complicate operazioni di soccorso. L’altro in ogni caso non aveva specifici obblighi. Anzi il fatto che i vigili del fuoco avessero fatto uscire dall’acqua l’insegnante di Andrea proprio perché il medico a terra aveva segnalato il rischio “porta a concludere che il medesimo avviso fosse – implicitamente ma in maniera evidente – da riferirsi anche ad Andrea Demattei che, incastrato nella canoa, rimaneva totalmente immerso in acqua con l a sola esclusione del capo”.
Il fatto che il medico non abbia detto “esplicitamente” che il ragazzino era a rischio non implica per la giudice nessuna omissione: era implicito, “lapalissiano” e comunque non avrebbe cambiato lo stato delle cose, come hanno confermato anche gli interrogatori dei vigili del fuoco indagati che hanno detto di aver chiaro che esistesse quel rischio. Loro però – ed è questa la linea di difesa – ci hanno messo molto a tirarlo fuori perché era incastrato nel natante e avevano paura di “ucciderlo” se avessero effettuato una manovra estrema.
Il processo ai vigili del fuoco (difesi dagli avvocati Giorgio Zunino, Roberta Barbanera, Riccardo Passeggi) e ai due istruttori di Andrea (difesi da Silvia Morini e Guido Mottola) comincerà il prossimo 19 febbraio davanti alla giudice Paola Faggioni, con le richieste di prova. I famigliari del 14enne sono assistiti dagli avvocati Rachele De Stefanis e Fabio Sommovigo.




