Umbria

Università, a Perugia tre rettori a confronto: «Senza risorse adeguate rischio lotta fra poveri»


di Elle Biscarini

L’università come spazio di democrazia, comunità e conflitto politico, attraversato oggi da trasformazioni profonde e da scelte che ne mettono in discussione l’essenza. È attorno a questi nodi che si è sviluppato il confronto tra i rettori dell’Università di Perugia, Massimiliano Marianelli, Valerio De Cesaris (Università per Stranieri di Perugia) e Tomaso Montanari (Università per Stranieri di Siena), nell’Aula 1 del dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo perugino, organizzato dall’Adi – Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia, sezione di Perugia. Presenti all’incontro anche diversi rappresentanti delle istituzioni cittadine e regionali, tra cui gli assessori Fabio Barcaioli e Andrea Stafisso che hanno aperto l’evento con i saluti istituzionali.

«UNIVERSITÀ LIBERA» – IL VIDEO DELL’INCONTRO

Università libera Il titolo dell’incontro, «Università libera», richiama l’omonimo libro scritto da Montanari, «due sole parole in cui rivediamo anche noi il nostro obiettivo» spiegano dall’associazione. Al centro del dibattito, quindi, il ruolo dell’università e la sua autonomia nella società contemporanea, alla luce delle riforme in corso e di un contesto politico che, secondo Montanari, rivela «forti tensioni interne al governo, visibili anche nel dibattito sul referendum sulla giustizia», l’autonomia e la militarizzazione. Una frattura che, osserva, «aiuterà a capire anche la direzione futura delle politiche universitarie».

Democrazia e comunità Università libera intesa anche come centro democratico, «uno dei luoghi in cui si sviluppa la democrazia e dove si può quasi toccare con mano la sua apertura e il suo pluralismo», aggiunge De Cesaris. La centralità della comunità universitaria è sicuramente un punto di vista comune tra organizzatori e ospiti: l’università è vista come «una comunità attiva, uno spazio collettivo di crescita individuale e dello spirito critico, in cui l’innovazione non è frutto del solo “colpo di genio” di un singolo, ma l’esito di un lungo passaggio di mani, menti, incontri di cui nessun singolo è proprietario ma tutti sono partecipi» spiega Federica Bruschi, coordinatrice di Adi Perugia, nel suo intervento inaugurale. Un ‘governo diffuso’, insomma, in cui tutti diventano partecipanti attivi della vita d’ateneo. «L’università – sottolinea Marianelli – deve fare politica nel senso più alto del termine: discutere di pace, di diritti, di futuro è già un atto politico, distinto dalla logica dei partiti».

Finanziamenti Un ruolo che, tuttavia, è oggi messo alla prova da vincoli stringenti e da un sotto finanziamento strutturale che alimenta competizione interna e precarietà. Studenti, dottorandi e ricercatori non possono essere considerati una componente accessoria, concordano i rettori: sono parte costitutiva e centrale dell’università, e la loro rappresentanza è fondamentale. Senza risorse adeguate, però, il rischio è quello di scatenare una «lotta tra poveri – aggiunge Marianelli – che si riflette sulle assunzioni, sulle stabilizzazioni e sulla qualità stessa della ricerca. Il nodo centrale resta sempre quello delle risorse: la “coperta corta” del finanziamento costringe a scelte difficili, che però non possono essere imposte, ma condivise. Investire sui giovani ricercatori non è una scelta corporativa, ma una priorità strategica per evitare che, con la fine dei fondi Pnrr, intere competenze vengano espulse dal sistema».

Università e società Un’università in «crisi profonda – continua Montanari – segnata dall’intreccio tra l’idea di ateneo “feudale” con una distribuzione del potere verticistica e una deriva aziendalista di stampo liberale. In questo quadro, l’autonomia, pensata dalla Costituzione per garantire libertà di insegnamento e ricerca, viene paradossalmente usata contro l’università stessa, mentre permane una iper-regolamentazione esterna». Da qui la speranza di applicare in futuro un modello realmente collettivo, «in cui il rettore sia garante e non capo», di un rafforzamento dei codici etici come strumenti di tutela e non di repressione del dissenso, e di una netta ridefinizione dei rapporti con poteri economici e istituzionali, a partire dal finanziamento della ricerca, «affinché l’università, il sapere e la conoscenza siano davvero autonome, libere e indipendenti come recita la nostra Costituzione» ha concluso Montanari.

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