Scontri di Torino, cosa è accaduto durante il corteo di Askatasuna
L’ora “X” sono le 17.50 di sabato, quando a Torino vengono lanciate le prime bombe carta. Poi sono piovute pietre e bottiglie, sono stati incendiati cassonetti, bancali e una camionetta della polizia, l’agente Alessandro Calista è stato accerchiato e aggredito da undici antagonisti, di cui uno già arrestato. Ma come si è arrivati a tutto questo?
Le indagini e le responsabilità
Mentre gli investigatori cercano di risalire agli altri black bloc, in questura si ragiona anche sulla gestione della giornata di tensione. A partire dalla prevenzione e dal dispositivo di sicurezza predisposto dal questore Massimo Gambino, arrivato meno di un mese fa da Bari.
Torino, il momento in cui i black bloc si infiltrano nel corteo. La signora: “Che bella gente…”

Le previsioni della Digos e i controlli preventivi
La Digos si aspettava che, in mezzo al pacifico corteo di 20mila persone in sostegno del centro sociale Askatasuna, si infiltrasse qualche centinaio di professionisti della violenza provenienti da tutta Italia e dall’estero. Infatti sono scattati controlli lungo strade e autostrade ma anche nelle stazioni e all’aeroporto di Caselle, con 772 identificate fra venerdì e sabato, dieci persone portate in questura, 24 fogli di via, 10 avvisi orali, sette Daspo urbani. Ma non sono bastati a fermare i circa 1.500, fra antagonisti e anarchici, che si sono “cambiati d’abito” mentre il corteo percorreva corso San Maurizio.
Le chat su Telegram
Anche perché, sulle chat Telegram, correvano gli avvisi sui posti di blocco e un “manualetto” di sei pagine in cui si consigliava il «Malox, l’aceto e il succo puro di limone per contrastare l’effetto dei lacrimogeni» e di «staccare la batteria» del cellulare per impedire «alle guardie di ascoltare le nostre conversazioni».
Torino, il momento in cui i black bloc si infiltrano nel corteo. La signora: “Che bella gente”

La strategia del contenimento
La strategia del contenimento ha comunque impedito assalti agli obiettivi sensibili e scontri nella centralissima piazza Castello, come lo scorso ottobre. Ma non qualche centinaio di metri più in là: in centro c’erano circa mille poliziotti, carabinieri e finanzieri, che hanno evitato disordini “accompagnando” il corteo pacifico fino all’incrocio fra corso Regina Margherita e corso Regio Parco.
La divisione del corteo
È qui che i manifestanti si sono divisi: i pacifici hanno proseguito secondo il percorso stabilito, i violenti hanno svoltato a destra. Dove le forze dell’ordine erano sì piazzate ma a pochi passi dalla sede dell’ex centro sociale: in mezzo c’era un chilometro di strada che antagonisti e anarchici si sono presi, avanzando verso il blocco.
Scontri al corteo per Askatasuna, poliziotto accerchiato e picchiato dai manifestanti

Il chilometro della guerriglia
La guerriglia è esplosa lì, travolgendo anche auto e cassonetti: come spiegherà il sindaco Stefano Lo Russo nella sua relazione di oggi pomeriggio in Consiglio comunale, corso Regina non rientrava fra le strade indicate dalla questura nel percorso del corteo.
Quindi lì la polizia municipale non è intervenuta, a differenza di altre vie: nel vicino corso San Maurizio, per esempio, gli agenti sono passati venerdì ad affiggere cartelli e suonare casa per casa per invitare a spostare circa 800 veicoli (oltre a far portare via i bidoni della spazzatura).
La guerriglia è durata tra le 17.50 e le 19.30, con danni e scontri che hanno prodotto oltre cento feriti.
Scontri per Askatasuna, il poliziotto manganella il manifestante a terra

Il caso Callista e il reparto mobile di Padova
Il caso più eclatante è quello del poliziotto Calista, poi finito in ospedale e visitato anche dalla premier Giorgia Meloni ieri mattina: in servizio al Reparto mobile di Padova, la sua squadra era una delle tante schierate a protezione dell’ex centro sociale. Che, a un certo punto, sono state praticamente accerchiate dai black bloc: oltre che da corso Regina, i violenti hanno attaccato dalle vie laterali, dai controviali e dal giardino del campus universitario. È lì che, durante un’avanzata, Calista è rimasto isolato dal resto dei colleghi ed è stato accerchiato e aggredito. Fino a quando un collega lo ha soccorso, proteggendolo con lo scudo e riportarlo dietro lo schieramento delle forze dell’ordine.
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