Emilia Romagna

Non rallentamenti, ma crisi profonde e durature

Un calo che, paradossalmente, non rassicura, anzi. I dati Inps sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali in Emilia-Romagna nel 2025, rielaborati dalla Uil regionale, aprono una riflessione. Se le ore complessive autorizzate scendono a 58,7 milioni, a mutare è la natura stessa del ricorso ai sussidi.

“Non sono più difficoltà temporanee”

Ci sarebbe un boom della Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS). Mentre la “ordinaria” segna un netto -19%, la straordinaria schizza verso l’alto con un aumento del 33,8%, superando i 20,8 milioni di ore. È proprio questo punto che preoccupa il segretario generale della Uil Emilia-Romagna, Marcello Borghetti: “Indica come molte imprese non stiano affrontando semplici rallentamenti congiunturali, ma crisi profonde e durature”.

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Secondo l’analisi del sindacato, il passaggio dalla cassa ordinaria a quella straordinaria è il sintomo di una malattia più grave: il sistema sta scivolando verso ristrutturazioni forzate e ridimensionamenti produttivi che potrebbero diventare permanenti.

La geografia della CIGS

La mappa delle ore autorizzate conferma la sofferenza dei grandi poli industriali. In testa alla classifica regionale troviamo i motori della via Emilia: Bologna (13,3 milioni di ore), Modena (12,8 milioni) e Reggio Emilia (9,9 milioni). Numeri che riflettono le incertezze di settori chiave come il manifatturiero e l’automotive: “Senza una strategia industriale ed energetica nazionale ed europea, il rischio è quello di un progressivo indebolimento del sistema manifatturiero nazionale e regionale, con ricadute dirette sull’occupazione”, sostiene Borghetti.

Ore autorizzate per provincia

La ricetta del sindacato

Per la Uil, la via d’uscita non può essere affidata solo alle singole aziende, ma serve una scossa politica e sociale: “Riteniamo indispensabile rilanciare il Patto per il Lavoro in una regione che rischia molto sul proprio sistema produttivo. Serve un modello di sviluppo capace di redistribuire la ricchezza e aumentare in modo efficace i redditi da lavoro”. Per il segretario, la sfida, è blindare lo stato sociale e la qualità dell’impiego: “Dobbiamo aumentare in modo efficace i redditi da lavoro, garantire la qualità del lavoro attraverso stabilità occupazionale e sicurezza, e sostenere il modello di Stato sociale pubblico, oggi sotto pressione anche per il saldo demografico negativo e la crescita dei bisogni sociali”.

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