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“Hanno firmato un patto trilaterale”: cosa c’è nell’accordo tra Cina, Russia e Iran

Iran, Cina e Russia hanno firmato un patto strategico trilaterale che formalizza il coordinamento politico, economico e di sicurezza tra i tre Paesi, segnando un passaggio chiave negli equilibri geopolitici globali. L’accordo, annunciato quasi simultaneamente da Teheran, Pechino e Mosca, arriva in un momento di forti tensioni internazionali e punta a rafforzare la collaborazione tra le tre potenze su dossier cruciali, dal nucleare iraniano alla risposta alle sanzioni occidentali, fino al coordinamento diplomatico e militare. Ecco che cosa sappiamo.

Il patto tra Iran, Cina e Russia

La fumata bianca si è concretizzata dopo un lungo percorso di avvicinamento tra le parti in causa: Teheran e Mosca hanno già in vigore un partenariato strategico ventennale, mentre Pechino e l’Iran sono legati dal 2021 da un’intesa di cooperazione venticinquennale su energia, infrastrutture e commercio. La novità, però, è che per la prima volta questi legami bilaterali confluiscono in un quadro comune, che unisce diplomazia, economia, sicurezza e narrativa politica.

I tre governi hanno presentato il patto come una difesa della sovranità nazionale e del multilateralismo contro sanzioni, pressioni e interventi unilaterali. Non si tratta, sia chiaro, di un’alleanza militare sul modello Nato, ma di un’intesa che punta a moltiplicare il peso negoziale dei firmatari e a rendere più costoso, sul piano politico e strategico, qualsiasi tentativo di isolamento o coercizione.

Il cuore dell’accordo è soprattutto politico e diplomatico. Secondo quanto riportato da Middle East Monitor, il patto sancisce una convergenza esplicita su dossier chiave come il programma nucleare iraniano, il rifiuto delle sanzioni “snapback” legate all’accordo JCPOA e la critica all’uso delle misure economiche come strumento di pressione geopolitica. Iran, Cina e Russia si impegnano a coordinare le proprie posizioni nei fori internazionali, a partire dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove Pechino e Mosca possono esercitare il veto.

In questo senso, l’accordo fornisce a Teheran una sorta di ombrello politico: non una garanzia militare automatica, ma la certezza di non essere più sola sul piano diplomatico. Il tempismo è inoltre cruciale. La firma arriva infatti mentre aumentano le tensioni tra Washington e Teheran, con nuove minacce di intervento militare e una presenza navale statunitense rafforzata nella regione.

Un quadro comune

Le implicazioni economiche e strategiche sono potenzialmente profonde. L’accordo apre la strada a una maggiore integrazione tra tre economie che stanno già lavorando per ridurre la dipendenza dai circuiti finanziari occidentali e dal dollaro. Russia e Cina sperimentano da tempo sistemi di pagamento alternativi e accordi commerciali bilaterali fuori dall’orbita di Swift; l’Iran, ricco di risorse energetiche ma limitato dalle sanzioni, può diventare un tassello centrale di queste reti parallele.

Sul piano militare, il patto rafforza una cooperazione già visibile: esercitazioni navali congiunte, scambi tecnologici e maggiore interoperabilità, soprattutto nelle aree dell’Oceano Indiano e del Golfo.

Anche senza un obbligo formale di difesa reciproca, questo coordinamento complica i calcoli strategici di Stati Uniti ed Europa, che devono ora considerare il rischio di una reazione più ampia a qualsiasi escalation regionale.


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