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Teheran convoca ambasciatori Ue sul caso dei Pasdaran, ma prosegue il negoziato con Trump

Una mediazione multilivello, che ha coinvolto attori regionali e singole figure chiave dietro le quinte, ha permesso di sbloccare l’accordo quadro annunciato tra Stati Uniti e Iran per evitare una guerra regionale, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche citate dal quotidiano libanese L’Orient-Le Jour. Nel lavoro riservato che ha preceduto l’intesa un ruolo centrale è stato svolto dal Qatar, che avrebbe convinto Teheran ad accettare negoziati diretti con Washington, superando una delle principali resistenze politiche iraniane. Doha avrebbe inoltre favorito la definizione di un quadro negoziale più ampio, non limitato al solo dossier nucleare. Determinante anche l’azione della Turchia, che ha promosso un approccio graduale e globale, spingendo le parti a partire dal nucleare per poi estendere il confronto agli altri dossier regionali e offrendo il proprio territorio come sede dei contatti tra emissari. Le fonti indicano come figura chiave Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, considerato il principale decisore operativo dopo la Guida suprema. Larijani avrebbe dato il via libera politico alla trattativa e fatto filtrare segnali di apertura nei giorni scorsi, anche dopo una missione in Russia, che mantiene canali aperti con Washington. Mosca viene indicata come altro snodo cruciale del negoziato, anche per le proposte tecniche avanzate sulla gestione dell’uranio arricchito iraniano, considerate funzionali alla costruzione di un compromesso sul nucleare. Sul fronte statunitense, un ruolo operativo è attribuito all’inviato Steve Witkoff, incaricato dei contatti diretti con una delegazione iraniana, mentre a livello politico resta centrale l’interlocuzione del presidente Donald Trump con il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, che potrebbe sfociare in un contatto diretto a livello presidenziale. Secondo le stesse fonti, anche il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi avrebbe contribuito a preparare il terreno politico, segnalando pubblicamente la disponibilità di Teheran a un accordo che escluda armi nucleari.


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