Marche

Senigallia, muore per una infezione letale dopo l’intervento. «La responsabilità è di Torrette»

SENIGALLIA Accertata dal consulente tecnico, nominato dal tribunale, la responsabilità dell’ospedale di Torrette per la morte di un 78enne senigalliese, avvenuta nel 2023 a causa di uninfezione. Il giudice ha lasciato che le parti concordino il risarcimento. Se ciò non avverrà si entrerà nel contenzioso vero e proprio.

La storia

I familiari, numerosi, hanno chiesto complessivamente oltre un milione di euro.

Nove in tutti gli eredi: moglie, figli e fratelli. «La vittima si era sottoposta a un intervento cardiochirurgico, tra l’altro riuscito bene – spiega l’avvocato Alessandro Angeletti di Senigallia, legale degli eredi -, era in procinto di essere dimesso ma, dopo alcuni giorni, è deceduto a causa di un batterio contratto in ospedale».

Di preciso ad ucciderlo è stato uno stafilococco aureus. Si trattava di un intervento complesso, questo la famiglia lo sapeva, ma programmato nel tempo e comunque eseguito correttamente. Tutto andava per il meglio, tanto che era già stata programma la dimissione ma, improvvisamente, il 78enne ha iniziato a sentirsi male e la situazione è precipitata fino a decretarne il decesso. «Abbiamo seguito una procedura che consente di snellire l’iter burocratico – prosegue il legale –: consiste nella nomina da parte del tribunale civile di un Ctu, consulente tecnico unitario, a cui porre dei quesiti.

Apre un tavolo tecnico con i consulenti di parte e, dopo i suoi accertamenti, fa una relazione e la deposita. In questo caso ci ha dato ragione, confermando che il familiare dei miei assistiti sia deceduto per un batterio, contratto in ospedale. Il giudice quindi, di fronte alla sua perizia, non ha fatto altro che accoglierla e archiviare il caso, lasciando poi che ci si accordi sul risarcimento». Ora ospedale ed eredi si dovranno confrontare sulla cifra richiesta, oltre un milione di euro dai nove parenti prossimi. Se non troveranno l’accordo, si aprirà una causa al tribunale civile, di fronte a un altro giudice che emetterà poi una sentenza, quantificando il risarcimento.

L’iter

L’accertamento tecnico preventivo permette di evitare un processo in sede civile, essendo già chiarite le responsabilità e quindi l’esito. Un modo per risparmiare tempo ma l’avvocato Angeletti, per evitare di spendere soldi inutilmente, ricorda quanto sia importante affidarsi ad esperti validi per capire se ci siano i presupposti per poter procedere. «Vista la complessità della materia, sulla responsabilità medica e della struttura – prosegue l’avvocato Angeletti – è fondamentale avvalersi in questi casi di consulenti di parte che si esprimano su una concreta fattibilità della richiesta risarcitoria.

Nel caso specifico, visto il danno da perdita del rapporto parentale, la struttura ospedaliera dovrà risarcire i prossimi congiunti, augurandosi di non dover ricorrere al tribunale per la quantificazione. Non sarà affatto facile vista l’entità delle somme in gioco». Partirà quindi una serrata trattativa per accordarsi su la cifra.




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